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forse per due anni, finché la sotti-le sollecitudine ebbe vinto il peri-colo. Allora restituito ni commibene erudiva alle scienze sagrequelli de 5 quali bene sperava l’or-dine levitico, ed era poi col plau-so de’buoni chiamato canonico inpatria. Per questi pregi venutonella estimazione e nell’amore delpopolo, entrò in grande stato pres-so Barnaba Chiaramonti cardinalevescovo d’Imola, anzi gli fu poiper tutta la vita in luogo di fida-to consiglio. Però niun dubbio .sol-versi nella curia Imolese, ninnadeliberazione imprendersi nell’ e-piscopato, se prima conosciuta nonfosse la sentenza del nostro teolo-go, nella quale il savio pastore vo-lentieri avrebbe giurato. E questivolle che in Lugo gli fosse vicarioforaneo, e principale ministro diogni suo ordinamento.
Ma erano venuti tempi straor-dinari che a ninno lasciavano laconsuetudine de’patri uffici, e do-vea pure ognuno di qualsivoglia-te condizione essere agitato inquelle fortune. Pertanto come neli^gg alla irruzione francese suc-cessero ovunque le armi imperiali,Bertazzoli fu posto in quella reg-genza che governava questa terra,e da Klenau generale mandato aMantova deputato a salutare il ge-neralissimo degl’imperiali. Quan-do poi nel primo anno di questosecolo veniva assunto al pontifica-to Barnaba Chiaramonti col nomedi Pio VII., non si dimenticavaegli dell’antico famigliare, e chie-devalo in Roma vescovo di Mon-talto, canonico di s. Maria Mag-giore, e limosiniere segreto : poi,rifiutata dal Bertazzoli la cura diMontalto, lo nominava arcivescovod’ Edessa negl’ infedeli ; poi ilprendea seco in Parigi nella coro-nazione di Napoleone imperatoreil 2 dicembre. Visse egli poscia inRoma ne’ travagli di suo formida-bile ufficio e degli studi, finché le
simulazioni del governo franceseproruppero in aperta guerra con-tro il Pontefice, e, distrattolo nel6 luglio 18 oq dall’ antica sede, siconducea Bertazzoli a guisa diprivato in Lugo, attendendo quelche sarebbero per portare i tempi.Quivi, e nella vicina Imola, la dilui presenza solea fregiare le pom-pe della Chiesa
Era intanto il Pontefice statotradotto a Grenoble nel Dellinato,e di là relegato il 2 agosto in Sa-vona, e tendeva perciò il governofrancese a questo, ch’éi consentis-se di derogare a molti canoni del-la ecclesiastica disciplina. VoleaNapoleone imperatore, che ove ipontefici dopo un anno alle vacan-ti sedi non avessero nominato, sivolgesse il diritto a’metropolitanijprendessero parte gl’ imperatorinella elezione de’porporati ; ri-nunciasse Pio al temporale domi-nio della s. Sede, e suddito si vi-vesse all’ impero francese . Perònon lasciava il governo arte alcu-na, non isforzo di fina scaltrezzaper piegare 1’ animo dell’ afflittopontefice, esempio della costanzade’ primi secoli nella Chiesa . Aquesti fini inviava I’imperadoreun consiglio di vescovi in Savona,e mandava ai vescovi di Francia,acciocché scrivessero al s. Padre, ea’ suoi voleri il muovessero. Perquesto gittava in carcere non po-chi fra’ cardinali, e nel gennaiodel nSii riordinava quel consiglioecclesiastico, del quale testò nonsi era tenuto contento. Poi invia-va deputati a Savona che circon-dassero il papa, e gli mostrasseroil suo disegno di ratinare in Parigi un concilio, onde, quel che ilpapa negava, il concilio affermas-se : poi apriva quest’ assemblea il*7 giugno, e chiusa essa pure, lariordinava il 5 agosto. Doveano idecreti del ( 1 ) concilio inviarsi al
(1) Memorie storiche del card. Pac-ca par. 3 . cap. 1.