Ha68e detto il Sassone, DomenicoSarri già vecchio, Leonardo Leo,Leonardo Vinci, Nicola Porpora,i quali a mal in cuore soffrivan lelodi che al giovane compositorevenivano tributate. Ma egli umilein tanta gloria non invanì pun-to nè poco di tanti encomi, edopinando di sè bassamente, con-servò per tali maestri la più sin-cera stima e rispetto, seguitando1’ intrapreso sistema con dar fuorile sue musicali produzioni scrittetutte con somma semplicità e de-licata espressione.
Eravi in quel tempo il costumeche talora ne’ drammi seri vi fos-sero intermezzi buffoneschi persollevar 1’ uditorio dalla soverchiaattenzione ( cosa che ora si fa co’gran balli, i quali pare che for-mar deggiano il principal oggettodello spettacolo ) ed in questi ilvivace Pergolese diè saggio delvalor 6uo scrivendone uno di talgenere, che avea per titolo la Ser-va Padrona eseguendovi le primeparti giocose i rinomati cantantiGioacchino Corrado , e CelesteResse, ed in detti intermezzi fe’ e-gli conoscere la diversità dellostile e del gusto tra la musica se-ria e sostenuta, e la scherzevole.Dopo essersi rappresentata la Ser-va Padrona, le lodi al Pergolese adismisura si accrebbero , il qualsuccesso dall’ Orlow vien confer-mato , dicendo nella menzionataopera, che lina tal musica diven-to classica nel suo genere, essen-dosi rappresentata in tutta C Ita-lia, ed ancora in Parigi moltevolte di seguito.
Allora fu eh’ egli scrisse quat-tro bellissime Cantate a voce solaper soprano, che in Napoli fece in-cidere con bellissima edizione daGioacchino Bruno. La prima è colsolo accompagnamento del basso.Le altre tre con due violini e vio-la. Tutte e quattro hanno dueArie per ciascuna. L’ultima ove
si narra il lamento di Orfeo nel-1’ Èrebo cercando Euridice venneriputata così eccellente, che ri-scosse gli encomi così de’ maestriItaliani, che degli Oltramontani,i quali ne fecero onorata menzio-ne nelle opere loro.
Essendo accaduto nell’anno i^5iun fierissimo tremuoto, i rappre-sentanti la città di Napoli nel se-guente anno inhi risolvettero e-leggere per uno de’ protettori del-la medesima s. Emidio vescovo diAscoli. Fu scelto il Pergolese percomporre la musica per un divototriduo da eseguirsi nella chiesa di6anta Maria della Stella de’ pp. Mi-nimi. In tale occasione il compo-sitore spiegò F estensione de’ suoitalenti armonici, che mosse l’in-vidia di tutti i professori di mu-sica suoi coetanei. Scrisse unamessa a due Orchestre per io vo-ci, che spira la più elegante ar-monia , grandezza e divozione.Fece egli conoscere, che se eragrande ed espressivo nel drammateatrale, grazioso nel burlevoleper gl’intermezzi, era ancor gran-de, nobile e divoto per la musicasacra. Compose ancora a 5 vocicon tutti gli strumenti un Domi-ne ad adjuvandum me festina ec.,un Dixit, un Laudate ed un Con-fitebor che per gusto, e perizia sirendqno inimitabili. Il Pergoleseche vantava fra le sue virtù unasomma umiltà, ed aveva sommorispetto pe’ maestri Napolitani,quando dovè fare il Concerto del-la messa da lui posta in musica sirecò nel Conservatorio della Pietàad invitare il maestro Leo acciòsi compiacesse di venire ad ascol-tarla. Leo promise di contentarlo,ma ne fece le maraviglie eo’suoialunni dicendo, che colui appe-na uscito dal Conservatorio avea-lo invitato a sentir la piccola mu-sica di un altra messa, la qualenon era cattiva, per esser sua pri-ma produzione, e che dopo tre o