,rete Giuseppe Manzoni, dal qua-e come si fu dirozzato negli ele-menti grammaticali, ebbe a pre-cettore di lingua latina ed italianail sacerdote Giambatista Garlau-dis, e diede saggi non iscarsi difelice disposizione agli studi. Nonappena avea tocco il dodicesimoanno dell’ età sua, quando mani-festò di voler correre 1’ aringo ec-clesiastico ; ma il suo genitore ,comechè rozzo artigiano, pur co-noscendo bastevolmente che daquelle prime inclinazioni, nonrassodate da maturità di giudizio,incerti presagi si possono fare ,avevaio destinato ad una via bendiversa da quella. Se non che av-vedutosi che poco profitto egli neritraeva, e che d’ un altro pascoloabbisognava per satisfare al pro-prio suo animo, dovette alla per-fine piegarsi. Restituitosi pertan-to Francesco agli studi, entrò nelseminario patriarcale dis. Cipria-no in Murano, di cui era rettoreil valentissimo p. Gregorio Suar-di ; dove tostochò ebbe compiutoil corso delle lunarie lettere sottoF educazion de’ Soinaschi, mostròdesiderio fortissimo di apprende-re le lingue orientali, che in quelseminario non insegnavansi. A ta-le effetto prese a frequentare lescuole de’ Gesuiti iti Venezia,nelle quali vantò a professore diteologia Prosdocimo Zabeo , uo-mo non meno per pietà ragguar-devole che per sapere, e delle lin-gue dettp di sopra l’ab. Giamba-tista Gallicciolli, a cui fu semprelegato coi più soavi vincoli di ami-cizia e di venerazione. E qui deesifare ogni ragione al Fontanella sedi tanto affetto arse per quel suomaestro ; conciossiachò uomo piùversato nelle scienze che insegna-va,più amabile e più paziente nonsaprebbe alcuno non che esprime-re, immaginare giammai. Nè bastòal Fontanella 1’ averne pianta conpubblica lettera la morte, ma di
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più volle ancora molti anni ap-presso che un opuscolo fosse al-1’ ombra di lui dedicato ; e finoall’ estrema sua vita non ne par-lava o non udiva parlarne, chenon gli cadesse il pianto dagli oc-chi. E per vero può dirsi che sindal momento che praticò la scuo-la del Gallicciolli, e’ ne bevesse ipiù succosi precetti di erudizionee dottrina, e desse a conoscere ciòche sarebbe riuscito in processo.Imperocché avvenutogli colà divedere che un suo condiscepoloavea scritto Ioannes , anziché ,cotn egli soleva, lohannes , nontardò molto a dettare una disser-tazione intitolata : La Ortografiadel nome latino lohannes, disser-tazione che riprodusse quaran-t’ anni dopo o circa, come vedre-mo. Nella quale non è a dire quan-to s’ ingegnasse il Fontanella dimettere in chiaro la verità col-1’ aiuto di una sana critica e del-le più sottili argomentazioni. Diquesto genere a un di presso fu-rono tutti i suoi lavori, salvo unaLettera diretta agli Ebrei per ec-citarli allo studio ed un Corso di>mitologia : usato più presto di fa-re , come e’ diceva , le pulci al-le parole, e disputando del mo-do che si doveano pronunciare jnel che specialmente appalesava laprofonda conoscenza eh’ egli aveadelle lingue, per cui non temevadi mettersi al cimento con chic-chessia. Del resto uscito appena delcorso degli studi, fu eletto mae-stro di grammatica nelle pubbli-che scuole di Venezia, e d’indi apoco annoverato venne nel grem-ito de’ Filaleti, accademia di qual-che celebrità . In patria esercitòpur anco sacra eloquenza, e piùvolte non senza applauso ebbe amostrarsi da’ pergami. Cosi anda-va adoperandosi da parecchi anni,finché nel tempo del regno italicopassò a precettore nel liceo-con-vitto di Urbino. Quivi dettando