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in 8. con data d’ Italia pubbli-cata dal nipote nel 1823, ed unacopia della medesima in altrettan-ti volumi in forma di i2. ? impres-sa sotto la stessa rubrica in Livor-no nel 1824 (1).
Luigi Ciampouni.
BÀROTT 1 (Gio. Andrea), na-cque a’ 3 o novembre 1701 in Fi-caroloj presso Ferrara, di Giusep-
(0 Nel volume terzo sono aggiuntele Memorie Storiche dell’Autore, ed al-cune sue prose. L’Alfieri scriveva aLabindo : 33 Le odi sue massimamente33 si bramerebbero da tutti gli amatori33 di poesia scolpite nell' oro. 33 II Qer-rclti lo acclamava come erede di Ora-zio , e tutti i letterati d’Italia si re-cavano a pregio di applaudire ai suoitelici tentativi, ai suoi metri ingegno-samente trovati, all’arditezza de 5 suoilirici voli, all’ eleganza de’ suoi modi,all’aggiustatezza de’suoi epiteti, allanobiltà de’ suoi sentimenti, ed in finealla facilità degli sdruccioli da lui simaestrevolmente adoperati. Se non chegli odierni critici sono di ben diversiparere, come si può veder in due arti-coli, inseriti 1’ uno nell’ Antologia diFirenze (Tom. XV), l’altro nella Bi-blioteca italiana (tom. XXXVIII, p. 24e 53i, an. 1826). Ma sarebbe da altraparte un ingiustizia il negare cbe tal-volta egli sia riuscito a tradurre o adimitar felicemente il lirico latino. Perrispetto poi alla varietà dei metri in-trodotti da Labindo nelle sue poesie,diremo che in alcuni egli è molto be-ne riuscito, ma non cosi nella mag-gior parte di essi. La taccia più prestoda cui non si può affrancare Labindosi è, di non essere un lirico veramen-te nazionale, come il Filicaja, il Testi,il Guidi, ai quali V amor della patriadettava alcuni generosi componimentiin cui si cantavano i politici avveni-menti dei loro tempi. Le canzoni pa-trioliche di Labindo sono esagerale,come lutt’ era esagerato ai tempi del-la rivoluzione. — Intorno al Fan toniscrissero Davide Bertolotti ( Notiziepremesse ali’ edizione delle poesie delFanloni pubblicate dal Silvestri 182.3);A L. ( Saggio sulla storia della lette-ratura italiana nei primi 2Ó anni delsecolo XIX, Milano, i83i), e Maffei (Sto-ria della Lett. ital. ecc. Milano, i834).
Nota dell' Editore.
pe e di Brigida Brunelli mantora-na. Raccomandato allo zio pater-no Stefano, canonico della catte-drale di Ferrara, studiò alle scuo-le del Gesù ponendo ne’ libri l’a-more, che gli altri nella prima etàdanno singolarmente ai trastulli .Dalla filosofia passò allo studio delgius : e comecché lo traesse nonla propria, ma la volontà del pa-dre, profittò tanto, che l’avvocato,Pierpaolo Montanari nel promuo-verlo alla laurea ebhe a dire chein verità aveva fatto un dottore.Per aggiungere alla teorica la pra-tica, frequentò lo studio di Alme-rico Ghicoli, causidico di bella fa-ma, e prese a svolgere a voce edin iscritto le istituzioni ad alcunigiovani suoi amici ; li presentò eglistesso al collegio per la laurea, ementre loro la si conferiva recitòquattro orazioni latine . Avvennepoi, che concorrendo a non so qua-le carica che dal consiglio davasiper un anno a un legista , in chiaveagli promesso favore trovò ilcontrario. Inoltre avendo con ma-turità di giudizio dettata una scrit-tura legale, vennegli dal maestrodisapprovata perchè contraria nonalla ragione , ma all’autorità di un,antico. Però egli si tolse ai dissididel foro, ed alla pace delle letteresi abbandonò. E prima a’ consiglidel Baruffaldi seniore si persuasedi darsi allo studio de’ poeti, deiquali fu tenerissimo ; e non si ri-tenne dal dettar versi comec-ché in sò non sentisse quella fa-villa, senza la quale non è poesia .A’ conforti poi di Giuseppe Lan-zoni si diede allo studio degli ora-tori e degli storici greci e latini,e de’ volgari altresì. E tanto amo-re prese pe’libri, che nulla pensòpiù caramente, che di formarsiuna bella e copiosa biblioteca : esi racconta, che nel 1722 venutoalla Mirandola a vedere ElisabettaLollio, destinatagli in isposa, glifu veduto nell’atrio un libro molto