Venuto a Roma nel [760 col Berta-glia per impedire il taglio propo-sto da’ bolognesi della Chiusa alcanale della Salarola per tenerefuori l’acqua del Cavo Benedetti-no , scrisse allegazioni, e tornòvincitore alla patria, comecchécon larghezza di premii e di spe-ranze fossegli offerto di restare aRoma. Ripigliò con amore le curedel suo ufficio, e vivendo più aglialtri che a sé, continuò a prestarsicoll’opera e coll’ingegno a prò dichiunque nel ricercava: un pò dipasseggio, e non altro, era il sol-lievo delle sue fatiche. Il pensarsi,che la lode de’trapassati è stimolopotente agli avvenire, tolse a cer-care le cose de’ letterati ferraresi,e con maturo giudizio ne scrissele vite, valendosi per qualche aiutodel Baruftaldi : Lorenzo, figlio dilui, vi pose pur 1’ animo, e le pu-blicò col titolo di Memorie degliuomini illustri ferraresi nel 1777in fol., e in voi. 2 in 4- nel 1795per gli eredi Rinaldi. Giannan-drea colpito d’apoplessia a’ 5 o ot-tobre «730, mentre stava leggen-do i manoscritti di Daniello Fini,rimase alquanto impedito dellalingua ; andò poi lottando collamorte, che gli fu sopra la sera delprimo giorno dell’anno 1772. In-tanto dolevasi egli meno del male,che della ingratitudine di alcunibeneficati da lui; pure voleva fos-se loro perdonato, e sicuro dellacoscienza passò dove mai non simuore. Assai gli valse la ben con-dotta vita, tutta negli studi, deiquali fu tenero sino dagli annigiovanili tanto, da fuggite le al-legre brigate, i corteggi, e sinogli spettacoli. Un signore suo ami-co volle una volta condurlo all’ o-pera; ma che? presosi un libro sipose a leggerlo siffattamente, chedell’ udire un aria sola del dram-ma, dove cantava pure un famoso,fu nulla: e Io raccontava egli stes-so ridendo. Della religione fu ze-
lantissimo, e tenendola cosa tuttaceleste, non sofferse che alcunamenomamente la offendesse nèpure scherzando. Quanto a sé co-me letterato non si dolse del bia-simo, ma si della lode: talchéquando il conte Achille Crispi,uno de’riformatori dello studio,lo regalò di una medaglia rap-presentante da una parte 1’ im-magine sua, dall’ altra una pian-ta di facile coltura, alle cui radi-ci più strumenti rurali, sendoglidetto dal cavaliere : se a quellaimmagine riconosceva se stesso ?turbato rispose signor conte, io nonso quali fattezze io mi abbia ,•che non mi sono guardato itilinello specchio ; e abbassò gli occhie più non disse. Lui non chie-dente fecero del loro numero mol-te accademie, tra le quali nel1749 quella delle scienze di Bolo-gna. Affabile con tutti, fu ai po-veri si liberale, che del grano ser-bato per la famiglia facea loro co-pia, dicendo, che tutti devono vi-vere, e che le cose del mondo sonofatte per tutti; ed avendo più cen-tinaia di scudi dal publico in com-penso di servigi prestati, in pochigiorni diede tutto per carità, di-cendo, che pensava dover mante-nere la casa colle rendite de’ suoipoderi, e non con altro. Un uomotale appena si può credere cheavesse anche in morte detrattori;ma la virtù ha sempre nemici.Del resto il compianto nelle sueesequie fu grande, anzi univer-sale ; ne disse 1 ’ elogio il P. Ja-copo Della Cella nella chiesa delGesù, dov’ ebbe tomba. Lasciòquattro figliuoli maschi ed unafemmina avuti da Elisabetta Lol-lio, sua consorte : Lorenzo ge-suita, Cesare sacerdote, ed Igna-zio e Luigi secolari, che chia-mò eredi per testamento; sendogran parte di sua facoltà una bellaraccolta di libri colla serie (piasicompleta degli scrittori ferraresi,