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[Volume primo e volume secondo.]
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ss dintorno mostruosissimi anima-si li, velenosi dragoni, voracissimiss e velenosissimi serpenti, che» mordono, stringono, trafiggono,ss rodono , divorano e sbranano

ss quei miserabili.ristretti,

ss calcati ed ammontonati l’un so-» pra 1’ altro a guisa di tenaci spi-ss ne, legate assieme in un fascio,ss per esser pascolo del fuoco, nr-ss tandosi, pungendosi, lacerando-si si l’ uno l’altro, compressi comess i granelli d’ uva sotto d’un tor-si chio, senz’ aver tanto spazio dass respirare nò poter muovere lass punta d’ un dito .... con lacciss da legarli, moltiplicati come less gocce della pioggia .... imrno-s> bili come un sasso, e tanto fiac-?s chi, che non potrebbero storna-si re una mosca o allontanare unss verme che gli rodesse gli occhi ;ss talmente che se le mura di quel-ss la carcero, elio sono grosse mi-ss gliaia di miglia, fossero sotti-ss li o deboli come la carta , nonss potrebbero romperle e fuggirss via .... Quel calice disgustosis-ss siuio di metalli squagliati , diss fiele di draghi, di veleni morta-ss li d’aspidi, non finirà mai ....ss Quegli occhi che adesso un gio-ss vinastro perduto chiama suo stel-55 le lucenti, allora gli Lineerannoss a trafiggerlo saette più penetran-ss ti d’ogni fulmine: que’capelliss che gli sembravan fila d’oro perss legargli il cuore , allora se gliss convertiranno in tante viperess più crudeli d’ ogni serpente.ssE questa ò poesia ; nò 1 ’ animaagghiacciata d’ uno scettico puòdarne tanta : ma un libro divotonon n’ era il luogo. E la mano delbuon prete che scrisse quelle te-tre parole, si sarà tante volte aper-ta a benedire, a beneficare ; avràtante volte portato e al giusto eall’errante il pane d’amore! E pu-re l’imm igiuazione l’aiutò meglioa descrivere le angosce infernaliche non le gioie colesti ! Se non

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clic in queste, mutato saviamenteordine , egli incomincia dalle fe-licità dello spirito, le sole che pos-sano compensare i sacrifiii sangui-nosi e le inenarrabili e non maicessanti traversie della vita.

N. Tommaseo.

REZZONICO (Anton Giosef-fo, dalla Torre di Rezzonico ),nacque il 1709 in Como dal con-te Giampaolo, traduttore e com-mentatore dimenticato della poe-tica di Orazio . Giovine , volse isuoi stridii all’ erudizione ed allastoria. Entrò agli stipendii degliSpagriuoli in Italia, ottenne il go -verno della cittadella di Parma edonori da quella corte. Seguendo ilcostumo della poesia d’ allora , apur troppo non solo di allora, ado-però i versi alle adulazioni ed al-le cortigianerie , e cantò la Con-quista di Makon. Raccolse un ric-co medagliere, ritratti, molte no-tizie sul Lario, e sopra Leonardoda Vinci, che si conservano in par-te nelle famiglie Giovio e Gigali-ni di Como. Ma 1 ’ opera che più

10 fece nomiuato sono le Disc/ui-sitiones Plinianae (Parma, 1763).Sono due grossi volumi di prole-gomeni alle opere ed alla vita diCaio Plinio Secondo, detto il Mag-giore, ove in undici libri descri-ve cronologicamente la vita diquell’ illustre, che fu chiamato ilBuffon dell’antichità, ventila ipregi ed i diffetti della sua StoriaNaturale, della quale enumeratutte le edizioni ed i testi a pen-na, con accurati e giudiziosi cen-ni. Che chi toglie ad illustrare unautore si senta trascinato a lodar-lo oltre il vero è un fatto, a cuibene scarse si danno le eccezioni.Nò il Iiezzonico vi farà eccezione,

11 quale non vorrebbe trovare chebene e lode nel suo Plinio: eppu-re nessuno ormai ignora quantevi abbondino le fole, quanta man-canza di critica in molti siti, quanta