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ch’egli stesso si pose innanzi. Diquesto gusto sono il poemetto sulSistema dei Cieli, e\Y si gaio demo-ne, nel primo dei quali , errantesur un monte, si fa cogliere daCopernico remigando colle geo-melre penne, il quale con una er-culea clava spezza il cristallo deicieli di Tolomeo ; dopo il che ec-covi Pitagora ad insegnare al solea starsi immoto, e disgiogar i cor-sieri dal suo carro; poi Filolaochedà una spintata alla terra , sicchéquesta comincia il suo giro : final-mente Newton, che al pensantepoeta ragiona dell’ attrazione erepulsione de’ corpi ; immaginitanto più bizzarre ove si sappiacome il poemetto incomincia dalvalletto, che col dentato versatilestremento sbatte la cioccolata , efinisce col valletto stesso che vieneavvisar il padrone eh’ è dato intavola. L ' Agalodemone è di seicanti : il genio buono, che usafra’ popoli generosi, ove fiorisco-no arti, lettere e commercio, do-po viaggi assai arriva a Parma, to-glie seco il poeta sopra una nuvo-la, e gl’ insegna le fabbriche stu-pende della città ed i migliora-menti. Qui altre larve, quali insogno quali in visione , e disputesul doppio genio del bene e delmale , e descrizioni di grandioseopere allora compiute in Italia. Ilverso è sempre sonante, e ha l’ar-te di nobilitare le idee più tenui:ma lo stile sussurreggiante è trop-po vario e balzano : le immaginisentono sovente del forestiero, sic-come quegli che le deduceva daPope, da Milton, da altri, ingan-nato anch’ esso da una dottrinavulgata e comoda , che fa chia-mar originale e nuovo quel che ètratto dai forestieri. Qualcuno ,non è guari, in aria di gran mae-stro sentenziò che il sonetto suoa Gosport, credulo il porto oveCaio Cesare (voleva dire C. Giu-lio Cesare ) approdò nell' Inghil-
terra è eccellente per V unità esublimità del pensiero, per la jor-za e precisione dello stile , sicchépochi efegual pregio ne ha lalingua nostra . Sia ; ed a chi hagusto di poesia esibiamolo comeparagone del merito di Rezzonico.
Qui pur, Giulio, ti trasse amor ài laude,Del Macedone invidia, ardir guerriero,E stesa oltre Ocean dalle sabaudeAlpi la maestà fu dell' impero.
E fin qui Roma al cittadino applaudeChe sol vincer poteva il mondo intero:Ma poi di liberlade a lei fe fraudePiù di Siila fatai, perchè men fiero.Ah fosse qui pugnando almen caduto,E non in odio della patria ancellaAppiè del Magno pel coltei di Bruto:Che avvolta ìu ombra di civil procellaNon avria Roma con orror vedutoTinta del sangue di Caton tua stella.
Povera Italia , povera poesia sequesti son capo lavori ! Miglioregiudicherei il suo poemetto YEc-cidiodi Como : ove entra con fran-chezza con un bel saluto alla pa-tria . Que’primi versi sono forsei più belli del Rezzonico; eppurequante pecche! Or bene, chi ve-drà la sua corrispondenza episto-lare stampata coi primi letteratidel mondo, fra i quali Voltaire eFederigo li ; e più chi avesse, co-me ebb’ io, in mano i fasci dellelettere da ogni parte a lui dirette,gli troverà profuse tante e sì smac-cate le lodi, che troppe sarebberoad un Omero redivivo. Divino,immortale non sono gli epitetipiù tonanti onde 1’ onorano il Bet-tinelli, il Frugoni, altri ed altri,che accoglievano , o mostravanoaccogliere ogni suo verso comeuna squisitezza non più gustata,come un nuovo titolo per 1’ Italiadi salir gloriosa fra le nazioni. Edegli credeva loro : onde un altoconcetto di sé fino alla superbia ;onde una confidenza peccamino-sa; onde un dispetto per ogni cen-sura, fino a prenderne occasioned’ acerbe nimicizie, come gl’ in-contrò a Napoli con Tommaso