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[Volume primo e volume secondo.]
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Artaud nella chiesa d’ Ognissan-ti in Firenze, del maresciallo Ma-lacowski nella chiesa di s. Crocein Varsavia, e del cardinale deBernis in s. Luigi de’ Francesi.Suoi sono pure i Bassorilievi delleimprese di Lorenzo de’ Medicinel palazzo Quirinale, e quellidel nuovo gran corridoio di sta-tue, che l’immortale memoria diPio VII, col disegno dell’ archi-tetto romano Stern , aggiunse almuseo vaticano.

Salvatore Betti.

GALANTI (Giuseppe), uno de-gli uomini più chiari delle dueSicilie, ebbe i natali in Campobas-so nel Sannio a di 25 di novembredel 1743. Il padre suo Giovan Bati-sta, che fu avvocato, intese ad edu-carlo solo alla pietà ed allo studiodelle leggi. Ma la voce del Geno-vesi gli pose nell’ animo F amoredi ogni maniera di morali disci-pline nello quali egli sentiva sìinnanzi. E tanto crebbe nell’am-mirazione di quel gravissimo filo-sofo che ne divenne poscia e loda-tore e vindice. Imperciocché man-cato a’vivi il Genovesi nel 1771ne scrisse egli un Elogio storicodato in luce senza nome di auto-re . Il quale per l’ardito pensareche il dettò riscosse il plauso uni-versale sì che e il d’ Alembert e ilVoltaire gliene scrissero di lodisomme e meritate.

La carriera del foro era in Na-poli più che altrove ingombra dispine e mal egli avrebbe potutoanelare alla fortuna senza nullasagrilicare ai vizi del suo tempo.Quindi si addisse anzi che a piag-giare gli uomini, a volerli rendermigliori. Con questo animo si vol-se a spargere nella sua patria igermi delle utili dottrine. Epperòistituì in Napoli una CompagniaLetteraria la quale riproducessepe’ tipi le migliori opere sì italia-ne che straniere, e rendesse age-

vole la lettura. Per questa divisòdi rimettere a stampa le opere delMachiavelli precedute da una suaorazione in lode di quel sagacissi-mo padre della politica e da undiscorso intorno all’ ordinamentodella società ed all’arte del gover-nare. Ma prevalse la potente igno-ranza, e la edizione venne impedi-ta. Ancora scrisse per la compa-gnia medesima alcune osservazio-ni intorno a romanzi che prece-derono la traduzione di quei del-l’Arnaud, e un’operetta sullo spi-rito della religione cristiana dicui furono date due edizioni.

I progressi di quella scienza cheintende a misurare le forze natu-rali, civili e politiche degli stati,e che nata in Italia per opera delBoterà e del Sansovino educossioltremonti, faceano desiderare chei suoi metodi fossero recati ad attonella patria del Galanti. Egli sen-tì questo voto delle civiltà e il sep-pe compiere rispetto al natio suoluogo tracciando nel 1780 la de-scrizione del contado di Molise cuitenner dietro indi a poco un Sag-gio della storia de Sanniti ed unaltro , alquanto dopo , dell’ anticastoria d’Italia.

Ma tutto il reame delle Siciliemeritava d’ esser meglio conosciu-to, involto sì come era a’ quei dìnelle tenebre di antichi disordinicozzanti colle nuove necessità. Ivinon leggi certe, non statuti fon-damentali, non ordini intieri; maregole difformi, tradizioni servili,usanze svariate giunte alle sanzio-ni di cinque dinastie. Quindi di-lapidato 1’ erario, corrotti i mae-strali, i grandi impuniti : il dirit-to da pochi saputo, da pochissimiosservato e lo stato infine quasiignoto a se stesso. Il governo av-visò ohe il solo Galanti potea por-tare un filo in quel laberinto e ilprovvide d’ogni maniera di soc-corsi per illustrarlo. Mercè d'i que-sti e de’ suoi studi ne’ pubblici