ognun sa siccome i grandi esem-plari che hanno pur dei difetti,in questi più facilmente s’ imi-tano che nelle virtù. Nel Cornia-ni però se si ravvisano i difet-ti, si trova pure alcuno de’ pregidel suo autore. Consegui la spon-taneità , la copia e la chiarezza,con cui Metastasio svolgeva ognisuo pensamento. Non pertanto no-tasi nelle sue poesie la trascuratapovertà della lingua, e una trop-po facile composizione dì verso, el’armonia poco variata. Questo pe-rò non vuoisi tacere, che in alcu-ni sciolti scritti in tempi più viciniall’età nostra si palesa il Cornianistudioso dell’amico suo il Parini.
Ma come che il Corniani dessetanta opera alle buoue lettere, co-si sapeva usare del tempo, che nonpoco ne consecrava pure allo stu-dio delle leggi, e dalle une allealtre passando, delle une alle altrefaceva sollievo . Però avvenuta inBrescia la rivoluzion e che sottrassequesta città al dominio veneto, futosto il Corniani eletto giudice cri-minale . E poiché la propria spe-rienzagli aveva aperti i veri motividell’umano operare, e le arti sotti-lissime, per le quali la frode, la pre-potenza e il delitto sanno usurpa-re e mentire le forme dell’equità,della ragione e della innocenza ,consentì egli di assumere il graveed onorevole carico di giudicare isuoi concittadini. Nel 1798 fu chia-mato il Corniani a far parte deltribunale di Revisione in Milano,al quale succeduto il tribunale diCassazione, in questo pure fu ono-revolmente accolto. Ma l’amore,che il Corniani ha sempre nodri-to per la sua famiglia, lo indussea chiedere di poter tornare in pa-tria, ove continuando nella impre-sa carriera , venne a sedere giu-dice decano della R. Corte di Ap-pello, che allora si apri in Brescia,e dove lodevolmente perseverò fi-no a morte. In questo arringo si
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giovò bene spesso delle cognizioniche la letteratura e la filosofia op-portunamente gli somministrava-no . E quando gli animi de’ Bre-sciani bollenti dell’amore di liber-tà davano timore di traboccarenella licenza, ei mostrò con savioed erudito discorso (1), che ivi èmaggiore la pubblica libertà, ovepiù si obbedisce alle leggi ed aidettami di giustizia .
E quando con altri fu eletto atradurre il codice francese, ei pa-lesò con modeste , ma sincere os-servazioni ciò che in quello facevacontrasto alla sua religione e co-scienza. E quando il Codice di Pro-cedura civile, ammettendo le ven-dite giudiziali do’ beni immobilisenza stima e a qualunque prezzo,minacciava di porre a soqquadro leprivate fortune, e n’ erano già se-guiti gli esempli, ei si levò controtal difetto di legislazione , e di-scutendo da economista e da filo-sofo i veri priucipii del prezzodelle terre, dimostrò che una mo-mentanea penuria di danaro nonpoteva legalmente arrecare unaproporzionata diminuzione di talprezzo già perse stesso perpetual-mente diflinito dal valore de’ri-colti, e combattè virilmente 1’ op-posito principio, che la cosa valgasoltanto quel prezzo, a cui si puòvendere, mostrando che lo appli-carlo senza distinzione e in ogniepoca a’beni stabili trae alle piùassurde e ruinose conseguenze.
Era il Corniani esempio a’menprovetti e più robusti giudici diassiduità e di zelo ; nè lasciò maid’intervenire alle pubbliche udien-ze della corte. Udiva con attentoanimo le arringhe degli avvocati, enelle interne discussioni che con-seguitano alle dispute, messo ilpartito, non pompeggiava di testi
( 1 ) Discorso di un giudice civile so-pra i rapporti della giurisprudenza col-la democrazia. Brescia, nella stamperianazionale, 1 ; ventoso, anno a Repub.