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degli altri, che più glie ne parve-ro degne. A tal fine procurò unamagnifica ristampa appresso il Co-rnino della vita di s. Ignazio, ele-gantemente scritta in latino dalcelebre P. Pietro Maffei, e vi ag-giunse egli del suo un libro a par-te sopra la gloria postuma dellostesso santo , in cui rende contosingolarmente della sontuosa cap-pella, in cui riposa il suo corpo .Ed avendo il P. Benedetto Rogac-ci, dotto, e santo Gesuita , com-pendiati, e tradotti in italiano itre libri del bene dello stato reli-gioso , scritti già in latino dal P.Girolamo Piatti, pur Gesuita; ilVolpi informato di questa utilis-sima opera, che dal Rogacci si eralasciata inedita, la fece pubblicarecolle stampe di Giambattista Re-curti, e vi aggiunse del suo unbreve ragguaglio della vita si delRogacci, come del Piatti. Trala-sciamo per amore di brevità altresue letterarie fatiche di minor con-to, massime in genere di poesia la-tina, in cui restano ancora più sag-gi del suo valore, come può veder-si da alcune lettere Oraziane, chescrisse al Cardinal Quirini, e furo-no stampate altre in Venezia peril Zane, altre in Brescia per ilRizzardo.Tralasciamo altresì moltealtre sue opere inedite, degne pe-rò di vedere la luce, che furonotrovate dopo la sua morte fra’ suoimanoscritti. Non vogliamo per al-tro lasciar di ricordare la rara abili-tà di quest’ uomo infaticabile, cheseppe maturare tanti frutti d’inge-gno, e sì preziosi, e nel medesimotempo dividersi in mille altre dif-ferentissime occupazioni, e tuttegravissime. Imperciocché non èda credere, che il Volpi altro mag-gior pensier non avesse, che dicomporre, e stampare libri. Eraegli lettore di Controversie, comesi è detto nel collegio greco, nèmai intermise le sue quotidianelezioni. Era consultore della s. Con-
gregazione de’Riti, e gli convenirva svolgere gl’ immensi processi,che sogliono compilarsi in mate-ria di canonizzazione , per beneaccertare il suo voto. Era esamina-tore de’Vescovi, e comunque que-sta qualificazione gli portasse piùonore, che incomodo, non la-sciava però di occuparlo notabil-mente, e rubargli del tempo perla frequenza di tali esami e per lamolta soggezione, che portan se-co. Era censore ordinario de’lìbrida stamparsi in Roma, e spessoper commissione del maestro dels. palazzo era obbligato a scorrerecon attenzione voluminosi codiciscritti a mano, e formarne la suacensura. Era teologo del cardinaleFrancesco Barberini decano dels. Collegio , il quale avendo unastima non ordinaria del Volpi, alui rimetteva gli affari più intri-gati della sua diocesi di Velletri,e sì ancora quelli delle due grandiBadie, che possedeva di Subiaco,e di Farfa, oltre gli esami di tut-ti i chierici ordinandi. Aggiunga-si a tutto ciò, che quante volteera invitato a far prediche, e pa-negirici , o a dame esercizi spiri-tuali, mai non si rifiutava. Aggiun-gasi il carteggio continuo, e perlo più in latino, che ebbe con mol-ti de’ più famosi letterati d’Italia.Si aggiungano le frequenti vìsitedegli antiquari suoi estimatori, edamici, che venivano a consultarlo.Si aggiungano finalmente i pesiordinari della vita religiosa, dì cuifu sempre esattissimo osservatore, edifficilmente si comprenderà comepotesse un uomo solo e scriver tan-to, e insieme supplire a tante sì va-rie, e sì difficili incumbenze . Mafinisce la meraviglia se si conside-ri l’uso economico, che faceva deltempo. Geloso di non perderne al-cun ritaglio, amante della solitu-dine e del ritiro, soddisfatto, cheaveva a’doveri più importanti del-la pietà, si metteva al tavolino, e