quivi co’suoi libri passava immo-bilmente le ore quasi tutte delgiorno, e molte ancor della notte,se altra più grave cura noi chia-mava altrove. Le sue amicizie nonerano, che di persone erudite, ederudite d’ordinario erano le sueconversazioui, ed i suoi discorsi .Quei respiri medesimi, che ognianno in tempo di autunno andavaa prendere in Tivoli, erano dalui messi a profitto o per fare qual-che nuova scoperta di erudizione,o per comunicarla al pubblico .Il certo è, che ogni sua villeggia-tura fruttava qualche nuova ope-retta o d’ erudizione, o almeno dipoesia ; giacché a questo temporiserbava le applicazioni più faci-li, e più geniali, ma non sapevanè raen villeggiare senza applica-zione, e studio. Ad una economiasì accurata del tempo si deve ag-giungere certa facilità, che si eraformata di scrivere in ogni sortadi argomento, frutto prezioso deipassati suoi studi in ogni sorta discienza, e in ogni lingua stranie-ra (che quasi tutte le possedeva,ma specialmente quelle de’ dotti,cioè latina , greca , ed ebraica )frutto eziandio di una gran cogni-zione di autori, e di una lungaesperienza in maneggiar la penna.Per questa in vidiabile facilità eglinon aveva bisogno di molto tempoper iscriver molto, e bene ; e perla premura , che si dava di nonperdere alcun momento di tempo,trovava tempo bastante per beneadempierei suoi doveri. Così dun-que fosse piaciuto al Signore di ac-cordargli più lunga vita, come egliavrebbe sicuramente di nuove, edi importanti opere arricchita larepubblica delle lettere . Ma nelmeglio dell’età, e in mezzo al cor-so delle fatiche era egli già matu-ro per il cielo , e Iddio non volleper compiacere i nostri desideriidifferire a lui quella mercede, chesi era meritata colle sue religiose
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virtù. Di queste sue religiose vir-tù noi non vogliamo entrare a di-scorrere per disteso , sì perchè ildiscorso troppo ci porterebbe inlungo, si perchè è nostro inten-dimento di descrivere un valen-te letterato , e non un santo re-ligioso . Ci basterà pertanto didire, che 1’ illibatezza del costu-me, la pietà , 1’ osservanza dellesue regole furono i suoi pregi mag-giori. Tutti quelli, che lo hannotrattato ( e sono molti ) possonorender testimonianza della suaumiltà, sincerità, e modestia nelconversare. I molti giovani da luiavviati nella pietà, e dal camminotorto del secolo condotti allo statoreligioso, sono testimonii parlantidel suo zelo per la salute delle ani-me. Negli ultimi anni della suavita egli fu provato da Dio conqualche tribolazione molto sensi-bile , ma questa non servi, chea raffinare maggiormente la 6iiavirtù , nè potè mai trarre dallesue labbra una voce di lamento.Infine egli riuniva in se con nodofelice i pregi tutti di buon reli-gioso, e di buon letterato ; ondese per i primi ha già ottenuto, co-me si deve sperare il premio del-1’ eterna vita, per i secondi è bengiusto, che viva sempre onorato ilsuo nome nella repubblica lette-raria .
Giulio Cesare Cordaiu.
LUPOLI (Vincenzio), nacquein Fratta maggiore diocesi di A-versa nel regno di Napoli nel dìn novembre 1787. Ancor fanciullofu mandato ad educarsi nel semi-nario di Aversa, che allora fiorivaper dottissimi istitutori. Di anniotto cominciò a far mostra di unvivace e penetrante ingegno di cuiera stato dalla natura arricchito,avendo recitato una latina orazionecon tale prontezza di spirito chetrasse 1’ attenzione di quel vesco-vo di ottime cognizioni fornito »