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[Volume primo e volume secondo.]
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pronunziò due elegantissime ora-zioni latine per 1’ apertura deglistudi. Seguitò a professare 1 ’ artemedica con somma attenzione e di-sinteresse visitando gl’infermi piùda amico che da medico. Nel 17^7essendo accaduta una grande eru-zione del Vesuvio, il re Carlo Bor-bone volle che tale eruzione ve-nisse diligentemente descritta, ilquale incarico fu al Serao affidato;e tale descrizione fu prima scrittain italiano, e poscia in latino . Edessendo morto un leone nel regioparco fu ben anche il Serao inca-ricato di farne l’anatomica descri-zione j come eziandio dovè farquella di un elefante mandato indono dal gran Signore allo stessore Carlo Borbone, il quale persua-so del merito del Serao volle cheavesse fatto la spiegazione di unfenomeno fisico scoverto nel ven-tre di un cinghiale ove furon ri-trovati alcuni globetti che racchiu-devano acqua torbida. Pubblicò inseguitole Lezioni su la Tarantolanelle quali dileguò l’antica favolasostenuta da molti cioè, che i mor-sicati da tale animale in un alatotempo dell’ anno sian presi da unvero estro, e che al suono d’istru-menti musicali sian spinti al bal-lo che lasciano dopo molto sudore.Scrisse in latino un commentariodella vita di Alessio Simmaco Maz-zocchi. Si oppose al medico fran-cese Chicoyneau, che sostenne nonesser la peste contagiosa. Altrotrattato pubblicò, che ha per tito-lo De suffocatis ad vilam revo-candis , e dopo di questo diè fuoriun opuscolo col titolo: Vindiciaeprò Nicolao Cyrillo advursus Li-psiensium responsionem ad virumamplissimum Anton. LeprottumArchiat. Pont. Neap. 1738. Permostrar gratitudine al suddettoCirillo suo precettore ne scrisseelegantemente la vita in latino .Tradusse in italiano 1 ’ opera delmedico inglese Gio. Priugle, che

ha per titolo De castrensibus mor-bis. Fu molto valente ancora nellostile lapidario . Insorta in Parigigrave controversia fra la facoltàmedica e chirurgica se ne scrisseper la decisione a diverse accade-mie di Europa e fra le altre a quel-la di Napoli, ed in nome di que-sta fu risposto dal Serao in modograto ad ambe le parti. Il raro va-lor medico del medesimo lo fecescegliere per medico de’ sovranidi Napoli, ed indi per protomedi-co del regno, delle quali luminosecariche non s’invani punto nè po-co tanto era egli dotato di veravirtù, e di non mendicata umiltà.Gravato di forte reuma, e da maldi gola, da cui era stato sempretormentato fini di vivere religio-samente nel dì 5 di agosto del-l’anno 1783. Tommaso Fasano pro-fessore di fisica nella regia univer-sità di Napoli, antico alunno delSerao, ne scrisse la vita con moltonoiosa prolissità. Meglio di luifoce il chiariss. monsig. Ar cangeloLupoli arcivescovo di Salerno, chene distese un elegante Commen-tario in latino,, il quale venne in-serito nella collezione degli Il-lustri Letterati Italiani del dottis-simo M. r Fabironi, ed impresso inPisa nell’anno. 1789. Il quale Com-mentario con altri suoi opuscoliriprodusse in Napoli nel 1824 iltesté nominatco monsignor Lupoli.

JMìscbese di Vxiukosa.

MANNO (Francesco ), nacquein Palermo nel 1754 di GirolamoManno e di Petronilla Sabella. Es-sendo i suoi due fratelli Antonioe Vincenzo attesi alla pittura sottoVito d’ Andrea, non vollero i ge-nitori avere in casa un terzo pit-tore : e lo indirizzarono all’ artedel gioielliere presso un tal Bar-ganello uno de’ primi artefici diPalermo. Ma Francesco, che trat-to era potentemente dalla naturaad esser pittore, poco approfittò