del mestiere): e quindi fu neces-sità dopo alcun tempo di consolarei desideri suoi, e di porlo alla bel-1 ’ arte de’ suoi fratelli. Si diedeegli allora a far la pratica sottoAntonio, che più 1 ’ amava, appli-candosi soprattutto con ogni in-dustria allo studio de’ gessi, e al-Fabbozzar quadri ad olio. La pri-ma opera ch’egli condusse fu il ri-tratto in piedi del re Ferdinandoallora regnante : ritratto eh’ è orafra quelli degli altri sovrani dellaSicilia nel reai palazzo di Paler-mo. Poi lavorò molte cose a frescopel duca d’ Augiò, pel principe diCarini, pel cav. Oiblasi, per lamarchesa Costantir.io e pel mona-stero della Pietà. Nel 1786, peiconsigli del barone Pisani, si recòa Roma: dove cercando subito ilprincipe delle arti in quel tempo,conobbe Pompeo Baioni. Un mag-gior nome non potevo» Roma in-dicargli: il Mengs era mancato findal 1779, ed il Canoiva, giovinedi ventotto anni, non aveva anco-ra levato così gran volo. Ma il Ba~toni mori l’anno dopo. Ammessoquindi il Manno allo studio delprof. Francesco Preziado, segre-tario dell’ accademia di s. Luca epittore del re cattolico, vi operòcon molto amore alcuni dipinti :e presentatosi in quel tempo stes-so al concorso accademico di PioBalestra col suo quadro della Cle-lia, vi ebbe il primo premio. Es-sendo allora cresciuto in una bellariputazione di artista, molte ope-re gli furono allogate : e la primafu il quadro di Ersilia pel princi-pe Altieri, il quale in que’ giorniornava il suo palazzo per le spou-salizie del suo primogenito donPaluzzo, ed aveva condotto a di-pingervi parecchi de’ più valentiche fiorissero in Roma, cornea di-re Stefano Tofanelli, Antonio Ca-vallucci, Giuseppe Cades ed An-tonio de Maron di Vienna. Poi o-però due quadri per le chiese di
Roma; uno commessogli da’padriosservanti dell’^raco<?/i, dove di-pinse i beati Niccola Fattori eTommaso da Cori : ed un altro,eh’ egli soleva avere più caro, perla cappella de’Muti Papazzurri inSS. Apostoli,, cioè la Deposizionedalla croce. È pure di mano diFrancesco un quadro dov’è ritrat-to il sommo pontefice Pio VI inatto di ordinare la fabbrica dellasagrestia di s. Pietro : quadro chequel gran principe desiderò avereper se, rimeritando per sua sod-disfazione i’ artista colle insegnedi cavaliere a speron d’ oro. Moltisuoi dipinti in fresco, belli e digran diligenza, sono altresì nelpalazzo del Quirinale , dov’ eglicominciò a lavorare fin dal 1800,in che la santa memoria di PioVII con un suo breve lo elessepittore de’ palazzi apostolici. Malungo sarebbe il far qui menzionedi tutte le opere di questo mae-stro le quali sono sparse in Romae in Palermo non solo, ma in Na-poli, in Messina, in Monreale, inSiracusa, in Catania, in Milano,in Cesena, in Bologna, in Orvieto0 in altre parti: tanto più che ilManno stesso n’ha lasciato una di-ligente notizia nella vita ch’eglisi scrisse in questi ultimi anni, eche manoscritta può leggersi pres-so i suoi figli.
Dilettossi pur molto di archi-tettura, e sue opere sono in Ro-ma la nuova chiesa di nostra Don-na detta di Costantinopoli: il pro-spetto interno della cappella deiMuti Papazzurri in SS. Apostoli,elati'ibùna della chiesa di s. Bar-tolomeo all’ Isola.
Il cav. Manno, oltre alla sua pe-rizia nell’ arte, e singolarmenteall’ingegno eli’ ebbe prontissimoall’invenzione, fu lodato assai perle virtù dell’ animo, per la nobilesua lealtà, per la prudenza, perla religione. Buon marito, buonpadre, buon cittadino, visse egli