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[Volume primo e volume secondo.]
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dall’ ottavo secolo in poi, dici-frandoue i caratteri, fissandone ledate, e rilraendone infinite notizieintorno ai costumi di quei tempi,ai trattati, ai contratti, pesi, mi-sure, monete, ed altri documentiche furon da lui posti in chiaro .Quello però, che gli acquistò mag-gior fama, fu l’aver saputo ricava-re da quelle mal concia ed ille-gibili membrane, la vera serie deiprincipi di Salerno sotto il domi-nio dei Longobardi, che rese pub-blica, con le stampe; a cui aggiun-se alcune lettere familiari , permaggior dilucidazione dell’opera,e per confutare le critiche o dub-bi propostigli da qualche emulonella scienza diplomatica di quelregno. Un tal lavoro riscosse gliuniversali applausi dei giornali-sti (i), e gli procacciò 1’ onore diessere annoverato fra gli accade-mici delle scienze e beile arti diNapoli, nelle cui adunanze reci-tò come per saggio alcune me-morie ;e 1 ’ erudito Siguorelli neltona. i. degli atti di quell’accade-mia, di cui era segretario, compe-ra il di Blasi ai primi luminaridella diplomatica , ai Mabillon, aiYargas, ai Macciuchi.

Tornato in Sicilia per esserestato eletto priore, si trasferì inCatania, dove nello spazio di duemesi dispose e coordinò le scrittu-re dell’ archivio del monistero disan Nicolò 1 ’ Arena ; indi porta-tosi a Palermo fu eletto direttoredell’ accademia del Buon Gusto, epromosse un’ altra letteraria adu-nanza sulla storia ecclesiastica diSicilia.

Il governo non tardò molto aconferirgli la carica di direttoredel regio museo, che fornì di mol-te rarità e di antiche monete, e

( i) Si veda il tomo 34 del Nuovo gior-nale dei letterati d' Italia stampato inModena, p. 3oB.

lo promosse alla dignità di abatein s. Martino.

Pubblicò il di Blasi , oltrequanto abbiamo accennato di so-pra, il carteggio storico diploma-tico sulla continuazione degli an-nali di Napoli; una compilata rac-colta di opuscoli Siciliani fino a 29volumi; un esame dell’articolo Pa-lenne dell’ Enciclopedia francese,in cui vendica la sua patria da al-cune false imputazioni, e molti al-tri lavori. Finalmente in quellache stava traslatando dal francesele antichità del Montfaucon, ces-sò di vivere nell’anno i8i4, no-nagesimo quinto della sua età (i).

Gio. Angelo de Mondìnicj.

COTUGNO ( Domenico ), natoin Ruvo, città della Puglia, nel dì29 gennaio dell’ anno 1 ^ 36 , da Mi-chele Cotugno, e Chiara Assale-mi, onestissimi coniugi, dopo averappreso in patria i primi rudimen-ti di lingua latina, nell’età di an-ni nove fu inviato a Barletta perapprendere le belle lettere, e per-fezionarsi nella lingua dei dotti.I suoi progressi furono rapidi inmodo, che dopo poco tempo scri-veva e parlava egregiamente, conquella eloquenza accordatagli dal-la natura e da lui perfezionatacoll’arte, la lingua di Tacito e diCelso ; e da per se solo giunse adinterpetrare fedelmente quella diOmero. Si restituì in patria , ovefu istituito nella logica e nellametafisica dal P. Picinni , e ne’primi rudimenti di medicina dalmedico Giambattista Guerna . Lanaturale inclinazione a conoscerela fabbrica dell’ uomo il portavaa notomizzare vivi gli animaletti,non essendo ivi in caso d’incide-re cadaveri umani. I suoi genitori

( 1 ) Di questo dotto ed instancabileuomo appena fa parola il Lombardi nelcapo iv della sua Storia della lettera-tura italiana ec.

Nota delt Editore.