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[Volume primo e volume secondo.]
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(lei collegio germanico, e perve-nuto all’ età di anni 35 si vincolòalla Compagnia colla consueta pro-fessione de’ quattro voti. Fatto-si conoscere sacerdote esempla-rissimo, gli venne di nuovo dise-gnato Padova a sua dimora. Lapredicazione, 1’ assistenza spiri-tuale de’ cittadini e de’ carcerati,ed ogni altra opera di pietà reli-giosa furono le precipue sue cure.Strettosi frattanto in amicizia colsuo confratello P. Filippo Ricepu-ti, il trovò ch’era disposto con mol-to coraggio, ma forse con non ade-guate forze, ad apprestare unaStoria dell’ Illirio Sacro, storiaper iscarsezza di monumenti dif-ficile a compilarsi, ma da tutta lanazione illirica desideratissima.Sin dall’anno 1720 ne aveva ilRi-ceputi pubblicato il Prospetto conle stampe del Cornino in Padova,ma nulla più avrebb’ egli poi fat-to se venuto non fosse ad infiam-marlo nella impresa il Farlati. De-terminarono ambodue d’accordodi visitare espressamente la Dal-mazia tutta, il che eseguirono nonsenza dover vincere incredibilidifficoltà e superar fatiche e peri-coli, come fecero coraggiosamenteritornando alla fine in Padova ric-chi di pingue messe di documenti.Poco tempo passò quando venne abattere l’ultima ora del Riceputi,e dopo la morte di lui, seguita nel-1’anno 1742, raddoppiò di zelo ilFarlati spendendo assiduo nellostudio tutte le ore che non eranoobbligate a’ sacerdotali doveri, edando finalmente a’ torchi di Ve-nezia il primo volume dell’///p-ricum. Sacrum, che usci a luce nel-1’ anno i~ t 5 i sotto gli auspizii delgran pontefice Benedetto XIV. Sidescrive in quel volume la chiesaSalonitana , la quale occupa pureil secondo volume pubblicato nel1^53 ; e questo contiene in oltrela vita di Diocleziano con notizienon ovvie, spezialmente intorno

agli Atti de’ martiri dal Farlatiricevuti per sinceri. Il volume ter-zo si pubblicò nel 1763, e versaesso ancora sulla chiesa di Spalato,detta anticamente Salona. Venneimpresso nel 1769 il voi. quartoche tratta delle Chiese alla metro-poli di Spalato suffraganee. Nonpotè il Farlati vedere compiuta lastampa del volume quinto, aven-do anch’ egli dovuto cedere al-l’immutabil sorte comune nell’an-no 1770, ma buona fortuna volleche altro dotto uomo si trovas-se pronto a proseguire il lavoro,che tale fu il gesuita Iacopo Co-leti , il quale die fuori esso volu-me quinto nel 1775, facendoviprecedere le notizie riguardantila vita del suo predecessore. Al Co-leti dobbiamo la intera compila-zione del volume sesto, impressonel 1800, in cui s’ illustra la chie-sa Ragusina ; del volume settimo,impresso nel 1817, che dà descrit-te le chiese Antiborense , Dirra-chiense, Sirmiense e lor suffraga-nee; ed in fine del volume ottavoimpresso nel 18(9 in cui sono lechiese Scopiense , Sardicense ,Marcianopolitana , Acridense ,Terbonense , ed il Martirologio illi-rico. Nella senile sua età avea già ilColeti raccolto materiali per un vo-lume nono ed ultimo, ma il censodella famiglia di lui venuto meno,e trovatosi nella impossibilità di so-stenere le spese della stampa, fecedel suo manoscritto spontaneo do-no ad un personaggio d’ illustre fa-ma oggidì nella fiducia che vedesseper mezzo suo la luce, com’è da de-siderare.Notisi che non meno di nncentinaio di anni e di cure infati-cabili di tre dotti uomini, il Rice-puti, il Farlati, il Coleti, occorseroa formare l’ Illjricum Sacrum co-me adesso si ha a stampa ! Oltre aquesta grand’ opera, che tanto il-lustra la storia ecclesiastica dal-matina, era il Farlati nella in-tenzione di apprestare anche la