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[Volume primo e volume secondo.]
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della Penna per quello di s. Pie-tro di Perugia, dove fu manda-to . Esistono ancora le cortesi let-tere di questi abati, e vi si scorgecome lo colmino di lodi. Alla pri-ma orazione latina, che fece all’ a-pertura della scuola in Perugia,ebbe un tale concorso, che il va-sto tempio, dove la recitò, non ba-stava a contenere la folla dei no-bili, dei letterati, dei religiosi edei preti che vi accorsero. In Pe-rugia pubblicò per la prima voltale sue tesi filosoliche, sebbene persingoiar modestia vi prendesse ilnome arcade di Osi Smirneo pasto-re eroino . Fu indi destinato dallareligione per secretarlo del visita-tore, e percorrendo così lo StatoVeneto, il Genovesiato, e porzionedello Stato Romano, strinse lette-rari rapporti coi principali dottid’Italia, fra i quali il Cardinal Gua-rirti di Brescia, il marchese Maffeidi Verona, il dottor Bianchi diIlimini, il nipote del Facciolati diPadova, dei quali tutti abbiamopregevolissime lettere dirette alnostro di Blasi. Perugia gli devela fondazione dell’ accademia det-ta Augusta, nella quale recitò va-rie composizioni poetiche, ed unaorazione sulla necessità di forma-re una storia ecclesiastica perugi-na . Animato però dal desideriodi ritornare in patria , e passan-do per Roma 1’ abate di s. Mar-tino don Giuseppe Antonio Re-quisens, poi vescovo di Siracusa,uomo dotto e protettore delle let-tere, che si trovava allora in Ro-ma, lo scelse per suo segretario, elo nominò nello stesso tempo let-tore di teologia in s. Martino; mabreve fu la sua dimora , ed il suomagistero di teologia in s. Mar-tino, giacché varie altre carichemonastiche gli furono addossate,ed anche quella di procuratore alleliti. Frattanto il genio del di Blasinon era perduto alle scienze ed al-le lettere; egli non tralasciò di col-

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tivarle nelle sue ore di ozio, scri-vendo col suo amico, l’erudito cano-nico Schiavo di felice ricordanza,le memorie per servire alla storialetteraria di Sicilia, ma una più for-tunata combinazione però lo resti-tuì intieramente alla pubblica i-struzione. Mons. Filangeri Cassine-se di 8. Severino di Napoli, eh’ erastato suo particolare amico si recòarcivescovo a Palermo, ed il di Blasifu collocato nel seminario dei chie-rici per dettarvi l’istoria ecclesia-stica ed indi la teologia, che pub-blicò in cinque volumi pelle stam-pe del Solli, nelle quali istituzio-ni teologiche mostrò non solo ilpossesso dei padri , ma 1’ immen-sa lettura dei più celebri prote-stanti , ciò che gli attirò anchele proibizioni della congregazionedell’Indice di Roma, imputando-glisi pure del giansenismo, che al-lora regnava o faceva strepito inFrancia. Non erano i soli studi ec-clesiastici che 1’ occupavano , maqual corifeo dell’ accademia delBuon Gusto di Palermo, egli virecitava continuamente varie com-posizioni letterarie, e vi lesse pu-re l’orazione funebre di monsignorRegio, giudice della monarchia.Poi quando monsignor Filangerifu presidente del regno di Siciliain quei tempi tanto critici e pericolosi, addivenne egli il consiglie-re, il teologo, il secretarlo del det-to presidente, e scrisse i tanti edit-ti e lettere pastorali, che usciro-no a quell’ epoca. Le sue opere,la sua morale gli meritarono cheraccomandato fosse al ponteficePio VI dal prelodato arcivescovoFilangeri, e che gli fosse conferitala dignità di abate titolare.

Questa nuova dignità non 1* i-norgoglì punto, sebbene il ponte-fice gliela avesse pei suoi gran-di meriti conferita . Non tralasciòper altro di occuparsi di letteratura,anzi intraprese un giornale eccle-siastico ed una gazzetta letteraria,