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[Volume primo e volume secondo.]
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che mise sotto la protezione del-1 eccellentissimo principe del Cas-sare , a cui fu dedicato il primotomo. Lo stile di questa gazzetta èanimato e pieno di venustà. Com-pose pure varie poesie , che lessenell’ accademia , dove scintilla ilgenio di Dante e di Petrarca. Mapassiamo alle opere sue patrie as-sai più utili. L’augusto Ferdinan-do lo elesse regio istoriografo. Va-cava questa carica dopo la mor-te dell’ abate Leonti , il quale sicontentò di non produrre per lestampe , che lo stato presente diSicilia, sul metodo delle geografiedi Gordon ed altri Inglesi allorain moda, e tradotti in italiano ,opera sebbene con qualche erro-re, pure assai utile pei tempi . IIdi Blasi però da quel momen-to concepì F alto disegno di scri-vere una storia civile della Siciliaper riempire il vuoto lasciato insiffatta materia dai letterati. Scris-se perciò questa compita storia,di cui il primo volume fu da luipubblicato, avanti la sua morte,che accadde nel 1812, ed altri die-ci volumi pubblicati dopo dall’ a-bate Cassinese don Raffaele Dra-go, a cui aveva affidato i suoi ma-nuscritti. Pubblicò di più un di-scorso su i natali del re Manfredi,con cui vendicò la memoria di unre disonorato dal partito Guelfo,e la relazione dei funerali per lamorte di Carlo III. Corresse alcu-ni gravi sbagli della storia di Si-cilia del Burigny, e finalmentepubblicò la storia cronologica deiviceré di Sicilia in 5 tomi, opera,che si raccomanda per la chiarez-za e facilità di stile, e pella scel-tezza della erudizione.

L. G. Outolani.

MORO (Anton Lazzaro), na-cque in s. Vito del Friuli nel 1687,ove molto interrottamentc fece isuoi studi sotto vari maestri, tuttiperò ingombri di false dottrine

sì nel gusto che nella filosofia; co-sicché si può dire di lui ciò chele biografie hanno detto di quelliche nelle scienze e nelle lettereseppero elevarsi da sé a gradi ono-rifici. Vestito ch’ebbe l’abito chie-ricale, coltivò la musica e le bellelettere in guisa da poterle conplauso insegnare ; ma il Moro nonsi stette a queste sole discipline,che quella ancora della storia na-turale, e principalmente della geo-logia, lo occupò per modo, che ilpose in grido di uno de’ più solen-ni naturalisti del secolo passato.Le osservazioni ch’ei fece intornolo stato attuale de’monti friulani,ed in ispecie de’ colli di Fanna edi Carassio, gli dierono motivo al-la composizione dell’opera De cro-stacei e degli altri corpi mariniche si trovano sui monti , pubbli-cata nel 174.0, la quale per novitàdi dottrina, se non per eleganzadi stile, vantaggia sopra le ipotesidiluviane di Burnet e di Woodv-vard, dal Moro valorosamente com-battute.

Il sistema verso cui piega 1’ au-tore è che 1’ origine de’ corpi ma-rini ne’ monti proceda da succes-sive aperture <ed eruzioni di vul-cani sottomarini ; donde innalza-tisi i terreni, e rimasti all’asciut-to i monti, ne ricevette il globoquell’ aspetto che ha di presente .Per tutto egli ritrova i vestigi disovversioni, di sollevamenti e dieruzioni del fuoco; e il nuovo sco-glio di Santorini surto dal maredi Grecia nel 1706, come ancorale non poche isole sollevate dall’o-ceano atlantico, gli servirono digrande aiuto per corroborare viep-più il suo favorito sistema. Se que-st’ opera portò al Moro grande ri-nomanza, pure suscitogli ardentiavversari, e tali da rendergli me-no care le dolcezze della studiosasua vita. Il Costantini, mal soffe-rendo che il trasporto delle con-chiglie sui monti venisse attribuito