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[Volume primo e volume secondo.]
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e della facoltà di ben dire per gliuomini di repubblica , il quale e-gli lesse in età giovanile in quellaprivata accademia, che il procura-tore Nicolò suo padre teneva nel-la propria casa. 11 che ci dimostrachiaramente come esso Nicolò fos-se degli studi proteggitore, e co-me egli pure seguisse l’ottimo co-stume che in que’tempi aveano iveneti signori d’ incoraggiare lagioventù allo studio ed accoglier-la ne’ propri tetti , i quali , per-chè avesse ella a trarne profitto,erano forniti e di preziosi mo-numenti e di sceltissime biblio-teche . Nè il solo Nicolò, parlandodei Foscarini, dovrebbesi ricorda-re ; chè un Lodovico fu assai rino-mato, il quale sostenne quattordiciambascierie, ed era uomo eloquen-tissimo e nella giurisprudenza pe-rito , sicché godea l’amicizia deipiù grandi del suo tempo, comedel cardinale Bessarione e di papaPio li, e, come si può vedere dal-le sue lettere pubblicate per curadel card. Quirini, tenne corrispon-denza coi principali letterati diquella età. Nè minor fama godet-te un’altro Nicolò, la cui orazionerecitata in senato allorché tratta-vasi della guerra di Cambray, vie-ne meritamente commendata dalGuicciardini. E di un Michiele sifa parola istoriografo della repub-blica ; e di un Sebastiano e di al-tri ancora cui per brevità tacere-mo. Se non che ritornando a Mar-co Foscarini , meritevole di ricor-danza fra le sue opere giovanilisi è quella intorno ai metodi edalla forma della veneta repub-blica, nella quale, fattosi puntel-lo de’monumenti, paragonava levenete costumanze colle romane.

In questo tempo dovette eglipassare in Francia alla corte diLuigi XY, seguendo il padre, chen’era stato eletto dalla repubblicaambasciatore. Ritornato in patria,diedesi alle pubbliche magistratu-

re, e prima creato Savio di Terra-ferma, poscia Savio sopra le Mi-lizie , servì la patria quale ottimocittadino, e scrisse anche memorieintorno ai diritti desìi ambascia-tori, delle gabelle, ed intorno allacuria romana, opere tutte che ge-losamente si custodivano ne’se-greti archivi della repubblica. Fuper avventura a cagione di siffattiservigi eh’ egli di buon’ora venneeletto a Savio del Consiglio, e neli ^33 spedito ambasciatore alla cor-te di Carlo VI.

Grave officio doveva esser que-sto pel Foscarini, conciossìachè inallora Luigi XV di Francia, mos-so a sdegno per la vittoria ripor-tata a Danzica dall’ Austria e dal-la Russia sopra Stanislao Lesczyn-sky di lui genero, a fine di porresul trono della Polonia FedericoAugusto III elettore di Sassonia,dichiarò la guerra a Carlo VI, ela Spagna e la Savoia gli furono al-leate. Ben è noto ad ognuno qua-li fossero le vicende di questa guer-ra , e come le vittorie del mare-sciallo di Willars, e di Berwich,non eccettuate quelle del contediMontemar e di Carlo Emmanue-le, avessero piegato a mal partitogli affari dell’ Austria. Di quantaprudenza però dovessero usare gliambasciatori delle corti neutrali,è facile argomentarlo ; e quantane usasse il Foscarini, lo provanola grande fiducia e la stima che dilui aveva l’imperatore, sicché pri-ma di ogni altro la veneta repub-blica seppe il pensiero di Carlo divenire a quel negoziato che posciafu stabilito nel novembre del 1^38.

Trovavasi per lo appunto il Fo-scarini alla corte di Vienna, quan-do, proposto dallo stesso doge Lui-gi Pisani, fu eletto dal consigliodei Dieci, con grande plauso ditutti ad istoriografo della repub-blica. Lontano però dalla patria,ben conoscendo essergli impossi-bile consultare quei documenti che