si custodivano negli archivi, nonvolle accettare 1’ incarico ; intornoa che nel 19 marzo del 1 ^55 ri-spose egli moderatamente al Con-siglio dei X, come si può scorgeredalla stessa sua lettera per la primavolta pubblicata dal Moscbini nellaStoria della veneta letteratura.
Ritornato in Venezia non vollela repubblica che un tanto citta-dino restasse inoperoso, e tosto lospedì ambasciatore alla corte diRoma ove papa Clemente XII te-neva il pontificato. Da Roma ap-punto egli diresse a Giovanni eSebastiano suoi nipoti quel di-scorso intorno alla letteratura del-la nobiltà veneziana , il quale sol-tanto nel 1826 fu stampato per cu-ra del cav. Antonio Revedin. Inesso non volle accuratamente, co-me a storico converrebbesi, tratta-re, amando meglio di correre so-pra tale argomento, anzi che trat-tenersi a di lungo; e sebbene que-sto lavoro sia ottimo, ed ottimo purefosse creduto a quel tempo, tutta-via non volle consegnarlo alle stam-pe : tanta era la modestia di quel-l’uomo che molto scrisse, pochissi-mo pubblicò . Nè in questo frat-tempo prestò minori servigi allapatria ; chè anzi conchiuse un ne-goziato colla Sardegna per cui do-vette quivi portarsi come amba-sciatore straordinario.
Morto il pontefice, ottenne gran-dissima lode per una sua orazionepronunziata d’innanzi al concla-ve dei cardinali; e come ebbe com-piuta l’ambasciata di Roma, coprìil posto di procuratore di s. Mar-co, passando dipoi ambasciatore aTorino. Durante il suo soggiornoin questa capitale, non è da tacer-si che il ministro marchese di Or-mea, venuto allora in gran famadi esperto politico, bene spesso ri-correva al Foscarini, quale a suoconsigliere ed amico.
Morto Lorenzo Tiepolo, fu fat-to procuratore e presidente della
pubblica biblioteca, indi riforma-tore dello studio di Padova.
Il Foscarini per altro in mezzoa tante e sì varie cure dello Statonon dimenticava gli studi , an-zi da lungo tempo nutriva un va-sto pensiero. Il suo amore per lapatria troppo era punto in vedere,che, mentre quella dall’ un cantostimavasi grandemente per altredoti, era dall’ altro tenuta poveradi uomini nelle scienze e nellelettere famigerati. A togliere ac-cusa sì ingiusta rivolse il Foscari-ni tutte le sue forze ; e nel 1^52diede infatti alla luce, coi tipi delpadovano Cornino, il primo tomodi quella Storia della veneta let-teratura che gli acquistò fama distorico eruditissimo e di grandescrittore : come quest’ opera fossein allora ricevuta un fatto ce lodimostra, quello cioè che l’autorevenne eletto a socio dell’ accade-mia della Crusca e di quella degliantiquari di Londra . In siffattovolume parlò egli della giurispru-denza : passò quindi a dimostrarecome i veneti fino dai primi tempisi fossero dati alle patrie cronache,e tenne in seguito parola dei più se-veri e forbiti scrittori che intornoalla storia patria ed ai fatti stranierisi occuparono. Nei susseguenti vo-lumi volea ragionare dell’ astrono-mia, della geografia, della nautica,della guerra, della idrostatica, del-la eloquenza; ma i pubblici affaried una morte immatura ne lo im-pedirono. Dedicavasi dal Foscari-ni il suo lavoro al doge Pietro Gri-mani; se non che essendo mortocotesto principe mentre se ne fa-ceva la stampa, si avvisò di offe-rirlo a Francesco Loredan di luisuccessore ed al Consiglio dei X.Mandollo inoltre al pontefice Be-nedetto XIV, e ne ricevette gen-tile risposta , come attestano duelettere, una del Foscariui, l’altradel papa, pubblicate dal Moscbininelle citata sua storia.