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[Volume primo e volume secondo.]
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indegnamente abbandonati, senzadel quale, grandemente profittevo-le e dilettoso per chi a gusto delbuono e del bello, non è da sperareche risorga tra noi la gloria delgeneroso pensare e del bello scri-vere. Era ancor giovane il Cava-lieri, quando gli fu offerto d’in-segnare in Bagnacavallo, poi inCento, le belle lettere, nelle qua-li avea fama di peritissimo; impie-ghi, ch’egli accettò con vivo giubi-lo, perchè consentanei alla sua in-clinazione. A questo ufficio egli sidimostrò singolarmente acconcio,non tanto pel suo sapere quantoper l’indole buona dell’animo suo,per 1’ amore infinito eh’ egli por-tava a’suoi alunni, co’ quali usavapiù da amico che da precettore, ea’ quali riusciva per una cortesegravità amabile, e, eia? più impor-ta, insegnava co’suoi costumi, chela virtù non è odiare e persegui-tare gli uomini, ma sopportarli,beneficarli, amarli. Dopo alcunianni fu chiamato alla cattedra dieloquenza nel seminario di Gub-bio ; indi a non molto a quella diCornacchie sua patria. Quivi per-dette quella compagna, che divi-dea le pene con lui e i piaceridella vita, e che gli era oltremodocara per l’ammirata rarissima soa-vità de’costumi, e per l’ingenuobenefico cuore. Non volle condur-re altra donna a moglie, e pen-sò di abbracciare invece, come ab-bracciò, lo stato ecclesiastico, ondein quella quiete applicarsi vie mag-giormente agli eletti suoi studi.Accudì ed ottenne la cura di Li-bolla, soggetta alla diocesi di Co-macchio. Qui a tutt’uomo si appli-cò a scrivere e a condurre a ter-mine alcuni suoi nobili lavori, cherese colle stampe di pubblica ra-gione. A lui si debbeilriaprimen-to dell’antica accademia de’Flut-tuanti in Comacchio, che accaddel’anno 1781; a lift le leggi, ondela rinforzò; a lui lo spirito ch’es-

sa acquistò, e l’onore in che ven-ne; a lui i progressi degli studio-si, che aiutandosi vicendevolmen-te collo ingegno e colla diligen-za, alleviarono il lavoro, e molti-plicarono il frutto.

Fece acquisto di una stamperia,e sulle tracce degli Aldi, de’ Ma-nuzi e degli Stefani si rese auto-re insieme e tipografo.

Le opere che ne lasciò a testi-monio perpetuo del suo ingegnoe delle sue virtù, sono le seguenti:

1. De episcopìs Comaclensibus1779, opera che può servire di con-tinuazione all’ Italia Sacra dell’U-ghelli per ciò che riguarda l’anti-ca sede vescovile di Comacchio. —

2. De vita et rebus gestis Caieta-ni de Carlis Comaclensis episco-pi Reatini Commentarius, 1779. -

3 . Poesie diverse in 2 volumi ,1778, e 1779. — 4 - Storia dellachiesa di santa Maria in Aula Re-gia, 1782.— 5 . Storia della chiesadi s. Mauro 1782. — 6. Due saggidel poema didascalico sopra la ce-lebre pesca di Comacchio, poemagià cominciato dall’ abate Cavalie-ri, 1782. — 7. Lettera famigliarea D. Emmanuele Mola pubblicoprofess. di lingua greca nella uni-versità di Bari sopra la persona ele opere di D. Appiano Buonafedemonaco celestino, 1782.— 8. Let-tera al eh. ab. Girolamo Tirabo-schi bibliotecario di S. A. S. di Mo-dena sopra la persona del dottorDionigio Andrea S. Cassarli, \ 802.-

9. Storia di s. Appiano Cornac-chiese monaco benedettino, 1802.-

10. Cita del canonico NiccolòGuidi, 1802. — 11. Parere intornoalla istruzione scolastica per lagioventù di campagna, 1802.

Nelle opere latine, di cui siamovenuti parlando, lo stile è sempreameno e facile, e nelle italiane siammira precisa chiarezza di frasi,nobile e comodo giro di clausole,temperata vaghezza d’ immagi-ni , e proprietà di vocaboli. Egli