5 q 5 ), nè le lunghe parole del Gin-guené ( Bìogr. Univ. torri. I. p. 58 1ediz. rera.), nè le nostre, se non fos-se stata fautrice e parte di lettera-rie accanite contese, a cui l’Alaleo-na tanto più volentieri si dava, chepotea per tal modo dir l’animo suoad un francese, la cui nazione gliinnovava l’Italia. Scrisse il padreBouhours un libro detto la Ma-niera di ben pensare nei componi-menti : tosto il marchese Orsi vi ri-spose con alcune Considerazioni ;e lo fece bene assai, che non eral’Orsi da poco in fatto di critica edi ben pensare, ma non si peròche il francese non gli restasse inmolte parti di sopra. Fosse stataqui la cosa, nè più bella contesaavrebbe avuto esito più felice: manel i 705 vi si mise dentro il conteFrancesco Montani di Pesaro, ilquale stampò una Lettera toccan-te le considerazioni, onde prete-se farsi scudo al Bouhours controi legittimi attacchi dell’altro. D’al-lora a conciar bene il Montani,diluviarono risposte, dialoghi, let-tere e che so io, e l’ultimo e loscritto più bello fu certamente laVagliatura dell’Alaleona, la qualeperò, anzi che alla verità e allavittoria non servì, come scrisse ilMuratori ( Vita del march. Orsi )che di divertimento agl' intenden-ti a spese di quel critico, del Mon-tani . — Creato nel 1718 auditordi Rota a Perugia, seppe cosi spar-gere di sè altissima fama, che, peropera specialmente del cav. e pro-curator di s. Marco Pietro Grima-ni, poi doge, la Veniziana Repub-blica implorollo dal suo governo ;e se lo fece suo affidandogli, ai igd’agosto del 1721, l’insegnamentodella prima cattedra d’istituzionicivili nella celebre università diPadova . Così le gelosie e le di-stinzioni municipali sparirono li-na volta dalla faccia d’ Italia perle lettere e per le scienze , daquel suolo dove stette la Vene-
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zìana Repubblica . Apri 1 ’ Alaleo-na le sue lezioni ai 21 dicembrecon una orazione eruditissima edi purgatissima latinità, dove al-tamente inalzò la giurisprudenzacon le medesime lodi che le furo-no tributate da Platone e da Tul-lio. Dopo sette anni ebbe, a granprò della sua fama, la ricondottaalla prima cattedra di Diritto cesa-reo; dove avrebbe potuto per isve-gliatezza d’ingegno alle materiepiù ardue del diritto civile accele-rar quella perfezione che dal len-to moto delle combinazioni e vi-cissitudini umane non dipendesse,se d’animo pauroso e di sottilecoscienza, non avesse veduto inogni nuova idea un attentato allaragione antica; perciò scriveva ,l equo e l’iniquo, il turpe, e l'one-sto ec. come non soggetto a muta-zione., così essere poco capace dinuovi scoprimenti. E con tale pau-ra addosso si pose a scrivere pergli studenti il diritto le ix Dis-sertazioni critico-legali. S’è bellala quarta della patria podestà , ese la sesta delle leggi civili nonmanca di qualche principio fissosu cui poggiare tutta la base deidiritti e dei doveri privati,- nonper questo è a tacersi il povero sco-po con che ei scriveva tali disserta-zioni ; cioè d’allontanar per quan-to era in luì gli studiosi del dirit-to da tutte le nuove fonti che ve-nivano giù -dall’ Alpi, sol perchèerano nuove, e si tra queste con-tavasi allora lo spirito delle leggidi Montesquieu, e lo spirito del-l’Elvezio; e di trarli tutti alla me-ditazion dei principii legali neilibri di Platone, di Senofonte, diAristotele, di Cicerone, dai qualicome vedemmo egli pur trasse lelodi della giurisprudenza ; e conle sue parole ridurli a tali che nel-U uso e nella intelligenza delleleggi non altrove si consigliasse-ro che ne' sacri canoni , norma cmisura utilissima dell’ onestà e