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alla società economica di Berna,alla società reale di agricoltura diParigi, ed alla reale accademia discienze, e belle lettere di Napoli.
Pubblicò: i .Memoria sull'er-ba detta Sulla ....
2. Saggio di economia campe-stre per la Calabria Ultra . Nap.1770, in 8. stampato a cura delfratello D. Francesco cbe premiseun avviso agli amatori del pubbli-co bene.
3 . Istruzione sulla nuova mani-fattura dell’olio. Nap. 1755 in 8.,ed ivi 1777 anche in 8. con ligure.
4 . Osservazioni economiche so-pra la manifattura e commerciodelle sete del regno ec. Nap. 1780.
5 . Piano per impiegare utilmen-te i forzati ec. Nap. 1781.
6. Memoria sulla economia o-liarìa antica e moderna, e sul-l’antico Frantoio. Nap. 1783 nellastamperia reale.
7. Memoria per lo ristabilimen-to dell’industria oliaria e dell’ a-gricoltura nelle Calabrie ed altreprovincie del regno di Napoli.Nap. 1783.
8. Piano di riforma per la pub-blica economia delle provincie delregno di Napoli, e per l'agricol-tura delle due Sicilie, 2. edizione.Nap. 1783.
9. Relazione umiliata al re diun disimpegno fatto nella Cala-bria Ulteriore con alcune osserva-zioni economiche relative a quel-la provincia. Nap. 1783.
10. Relazione di una scuola datirar seta alla piemontese stabilitain Reggio per ordine di S. M. (D.G.) sotto la direzione del marche-se Grimaldi, all’ approvazione diS. E. il vicario generale delle Ca-labrie D. Francesco Pignatelli .Messina 1785, per Giuseppe diStefano impressore regio.
Vito Canaibi.
ERCOLANI ( Carlo ), nacquein Macerata il giorno 7 di marzo
del 1709 da Francesco Ercolani eTeresa Mancini patrizii di quellacittà. Quantunque desse operamolto per tempo agli studi, eglidovette, prima di trarne profitto,contrastare al cattivo metodo de’suoi precettori , giovandosi prin-cipalmente di un ingegno bendisposto e dell’ attenta lettura de’classici italiani e latini. La poesiache offresi per la prima a confor-to dell’ intelletto e del cuore, al-lorché 1’ animo del giovane stu-dioso è quasi prostrato dagli aridiprecetti grammaticali, guadagnòben presto tutto 1 ’ affetto dell’ Er-colani, il quale eravi da natura in-clinato ; e sebbene questi prose-guisse con grande amore neglistudi della filosofia, non potè maipiù dipartirsi dalla dolce amicade’ suoi teneri anni. Però fin d’al-lora egli dettò eleganti versi nel-l’idioma del Lazio e nel volgare,benché in appresso adoperasse sol-tanto quest’ uRimo. Era evidenteil suo stile, e delicati i concetti,cosi che i di lui componimentitengono più delle poesie arcadi-che che non delle frugoniane.Egli vide senza dubbio la neces-sità di una riforma e di scegliereuna giusta mezzanità fra quegliestremi, ma non ebbe 1’ ardimen-to di tentarla, e forse non era datanto. Quindi fin dal principio sivolse ad utili traduzioni si in ver-so che in prosa ; e dopo seguita larestaurazione delle lettere, si man-tenne tuttavia in quell’ esercizioe per 1’ abitudine contratta e per-ché i tempi i quali si succedette-ro furono di tal guisa che rende—vasi pericoloso 1’ aprire i propriipensieri ; riflessione che volse altradur decenne lo stesso immor-tale Astigiano. L’opera dalla quale1 ’ Ercolani acquistò miglior famasi fu la versione in ottava rimadella Cristiade di M. GirolamoVida, nella quale egli pose moltasemplicità e nobiltà insieme di