stile : e fu ottimo accorgimento direndere alla lingua nazionale unaepopea nobilissima, a cui attinse-ro varii sovrani poeti italiani estranieri, e che fu scritta nella lin-gua romana per quella strana opi-nione che correva nel secolo xvi,cioè che l’idioma volgare non fos-se acconcio alle sublimi produzio-ni dell’ingegno : errore gravissi-mo che ha privato la nostra patrialetteratura di molte opere insigni,le quali giacciono inonorate e pres-soché incognite nelle biblioteched’Italia. Intese poi 1 ’ Ereolani digiovare la filosofia delle lettere al-lorché si pose a tradurre le lezionidi rettorica di Ugone Blair • e già nestava ordinando la stampa quandovenne alla luce il volgarizzamen-to del P. Soave, onde si rimase dalpubblicare il suo. Oltre le due lin-gue, apprese con la prima educa-zione, egli ben conosceva la greca,1’ ebraica, la francese e l’inglese.Tenero degli amici, aiutatore deimiseri, ottimo cittadino e sacerdo-te, dopo essere stato colpito d’a-poplesia ai q di giugno del 1 83 1passò al riposo dei giusti la seradel giorno i4 fra ripianto di tuttii buoni.
Le sue opere stampate sono leseguenti :
i. La Cristiade del Fida recatain ottava rima e in xxir Canti di-visa. Macerata, presso Bartolom-meo Capitani, 1792. in 8. — 2. Ri-cerca filosofica sull' origine dellenostre idee del sublime e del bel-lo con un discorso preliminare in-torno al gusto, di Edmondo Bur-ke tradotta dall' inglese. Macera-ta , presso Bartolommeo Capitani.1804 in 8. — 3 . L’ uomo de’ cam-pi o sia le Georgiche Francesi diGiacomo Delille trasportate inverso italiano. Venezia, per Do-menico Fracasso, i 8 o 5 in 8. — 4 -Canti Profetici del dottor Tom-maso Parnell dall' Inglese tras-portali in verso italiano. Macera-
ta, pressoFrancesco Mancini, 1812in 8. Opera rifiutata dall’ auto-re. — 5 . Inni Sacri del Flaminiovolgarizzati a vario metro. Mace-rata , presso Giuseppe ManciniCortesi, i 83 o in 1 2.
Lasciò inoltre 22 volumi di ma-noscritti, che per atto di sua ulti-ma volontà furono collocati nellaBiblioteca Comunale, della qualeper varii anni era egli stato cura-tore. Questi volumi contengonoopere inedite di prosa e di versoin parte originali e in parte tra-dotte : fra le seconde deve essereparticolarmente ricordata la Poe-tica del Vida in terza rima, ulti-mo suo lavoro il quale egli desi-derò che fosse dato alla luce.
Francesco Ilari.
BURLAMACCHI ( CesareNicolao ), per nobiltà di schiattachiarissimo, nacque in Lucca sul-Falba dell’ottavo decimo secolo.Dotato di spirito perspicace adintendere, nè cedevole alle distra-zioni del piacere, i primi annidella vita consacrò utilmente allostudio delle lettere e delle filosofi-che scienze nel collegio di Par-ma, e nel romano dette opera al-la teologia. Chiamato alla patriafu accettissimo ai cardinali Fran-cesco Buonvisi e ad Orazio Filip-po Spada, uomini per cose opera-te assai cogniti, e ad abate dellacattedrale fu eletto. Di questa di-gnità decorato, stretto in amici-zia con molti dotti dei tempi suoi,ed estimato da non pochi onore-voli concittadini, pareva che a po-sti più elevati dovesse ascendere,o almeno nel conseguito potesseriposare il suo animo . Pur nondurò lunghi anni la sua quiete;chè, accusato di giansenismo, fucostretto a ricovrarsi nascostamen-te a Marsiglia, ove la celebre pe-stilenza infieriva ; e fra i Certosi-ni di quella città ebbe fine la suamortale carriera.Nè il Burlamacchi