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occupò la Toscana, ed il Fab-broni colse allora il nobile fruttodella stima e dell’ amore, cb’ eglierasi conciliato in ogni animo. Ipiù preziosi lavori dell’arti belle,onde s’ ornavano le varie città d’I-talia, divenivano spoglia del vin-citore j ma il Fabbroni con inde-fesse pratiche e colle preghierepotè preservare di tanto danno ilpaese suo , ancorché ricchissimodi oggetti propri ad eccitare la cu-pidigia degli stranieri. Egli ottenne non solo un decreto d’ immu-nità, ma altresì la nomina d’ unconservatore che tutelasse da ogniarbitrio e rapina i vari stabilimen-ti. Adunque, la mercè sua, musei,accademie , gallerie , bibliotecheconservaronsi intatti in Toscana,di guisa che questa non perdetteche la Venere medicea, e per ciòsolo, perchè credendosi di sottrar-la dall’ imminente pericolo, fu in-viata prima a Palermo, e poi ce-duta ai Francesi per un articolodella pace segnata fra essi ed il redelle due Sicilie. Così mentre laforza dell’ armi costringeva un rea violare l’ospizio che ne’ suoi do-mimi avevano richiesto i miracolidelle arti antiche, la voce ed il po-tere della virtù d’ un privato uo-mo le faceva rispettare nella pri-ma lor sede . E fu conseguenzadella riputazione, eh’ ei godevapresso gli stranieri, il carico chegli venne affidato, quando il ge-nerale Dupont occupò la Toscana,di trattare con lui in nome dellostesso governo per mantenere latranquillità pubblica e mitigare ìmali che accompagnano sempreuna militare invasione. Passataindi la patria sua sotto lo scettroborbonico, fu egli destinato a mi-gliorare i lavori, facilitandone imetodi per mezzo delle sue va-ste chimiche cognizioni, non me-no che la contabilità della zeccadi Firenze, della quale ebbe inseguito la generale direzione ed
amministrazione ; gli fu inoltrecommesso di munire con condut-tori elettrici le polveriere e letorri del litorale toscano ( nel
1804 ) 5 e di esaminare il caratte-re della malattia sviluppatasi nel
1 8 0 5 in Livorno, e quindi stabi-lire le precauzioni sanitarie e go-vernative per farla cessare ed im-pedirne la contagiane. Bentostocon due altri distinti personaggidello stato, Fossombroni e Corsi-ni, ei venne prescelto a formareuna commissione tendente a rial-zare il credito pubblico e a rior-dinare 1’ amministrazione delle li-nanze, e in un anno di lavoro siconseguì l’intento desiderato. Fi-nalmente volendo il re d’ Italiaaprire allora una gran strada daReggio a Sarzana, gli s’impose lacura di concertare quest’opera coicommissari del regno confinante.Tutte queste multiplici ed ardueincumbenze erano nuovi incenti-vi all’egregio cittadino perchè eispiegasse il suo zelo, i suoi lumi,1’ attività sua • ma quando egli sirendeva vie più degno della pub-blica gratitudine, ebbe a provar-ne effetti contrari. L’ invidia,eh’ è pur acerba ma vera testi-monianza del merito, e 1’ intrigoprivarono nel 1806 il Fabbronidell’ ufficio di direttore ed am-ministratore del Museo : ufficioeh’ egli esercitava da qualche tem-po dopo la morte del Fontana eche a lui solo si competeva, per-chè quello stabilimento, cresciutoed ampliato per le sue cure, ri-ceveva fama e splendore da unnome riverito per tutta Europa. Isapienti di tutte le nazioni gemet-tero per C abuso del potere condetrimento delle scienze ( paroledel Journal de Paris 1807 ), e n’èdi ciò solenne testimonianza lalettera, che i professori del giar-dino delle piante indirizzaronoin quell’ epoca all’ ambasciatoredi Francia nel regno di Etruria.