Riunito 1 ’ anno in appresso questoregno all’impero, fu il Fabbroniproposto a presiedere alle opera-zioni che stabilir dovettero i rap-porti fra il sistema metrico deidue stati, e calcolarne le tavoleche poi riderla luce. E nell’ annomedesimo l’università di Pisa, chegià annoverava fra’ suoi professorionorari il Fabbroni, F elesse dipreferenza ad ogni altro per suodeputato al Capo del nuovo go-verno, a cui era d’ uopo raccoman-dare la tutela de’ buoni studi. Mase tributavasi onore all’ ingegnoed al sapere suo, altro onore nonmeno splendido si tributava al ze-lo patrio ed alle sue virtù cittadi-ne. Perchè nel 1809 si trovò pri-mo nella lista de’ membri che alcorpo legislativo in Parigi inviardoveva il dipartimento dell’Arno ;nel 1810 fu insignito della legiond’onore, indi nomato maitre desraquétes al consiglio di stato, e poispecialmente incaricato dei lavoride’ ponti e delle strade al di quadelle Alpi. E certo un’ attività dispirito e di corpo come la sua sirichiedeva perseguire la rapiditàe la vastità de’ disegni di quelsommo imperante. Durante la suaamministrazione, nuove strade fu-rono aperte, e i quasi eterni osta-coli, frapposti dalla natura, rima-sero vinti per agevolare le comu-nicazioni fra la Francia e 1’ Italia.In cinque mesi si compiè la stra-da del Monte Genève per Brian-sone, ancorché questo monte siapiù alto che il Cenisio, quasi d’uncentinaio di metri ; un gran pon-te di granito surse sulla Dora pres-so il Rondissone, e il Fabbroni,ne posò la prima pietra ; e im-portanti rettificazioni si eseguiro-no negli Appennini per porre iviaggiatori al sicuro da’ pericolidelle valange. E fu egli avventu-rato che mentre la sua patria e lasua nazione erano sospette a stra-mero dominio, potesse almeno a
lor vantaggio rivolgere precipua-nente le pubbliche cure che a luivenivano raccomandate. -Il titolodi barone dell’ impero ( nel 1811 )gli fu aggiunto alle altre onorifi-cenze, e nel 1812 fu pure dellacommissione che segnar dovettei limiti dei territori dell’imperofrancese e del regno italico. Allor-ché la vittoria e la fortuna abban-donando Napoleone, tornò la so-vranità sotto il pacifico scettro diFerdinando, piucchè i prestigidi ogni gloria potè nell’ animo delFabbroni la carità per la patria ela fede per gli antichi suoi princi-pi. Il perchè cercò ed ottenne conmolte istanze essere sciolto d’ogniimpiego, e si partì da Parigi, nonsenzachè ne risentisse dispiacereil governo reale, al cui pensiere( come questi gli espresse per let-tera ) lasciava presente la memo-ria de talenti , del zelo illuminal ì pel ben pubblico e del carattereonorevole, che mostralo aveva nel-V esercìzio delle sue funzioni .Ripatriato, fu subito eletto mem-bro della commissione eletta a li-quidare i crediti della Toscana sul-la Francia, e nel 181 5 nomato dibel nuovo professore onorario del-la ristabilita università di Pisa,avuto riflesso ai notorii servigi daesso resi alle scienze ed allo sta-to , ( Motu proprio di S. A. ). Nel1816 fu commissario reale per leminiere e Magona del granduca-to ; nel
missione del catasto ; esi vide fregiato della croce del-1’ ordine reale del merito sotto iltitolo di s. Giuseppe. Ella è cosaveramente mirabile il pensare co-me in mezzo a si gravi e laborio-se incumbenze, tanti e di sì varioargomento sieno gli Scritti da luipubblicati o lasciati inediti -, on-d’ei ne porge col suo esempio l’in-segnamento del buon uso del tem-po . La giustizia di Ferdinan-do non poteva vedere lungi dalla
181 q membro della cora-nel 1821