conoscere i costumi de’tempi e deiluoghi, ove succedettero i fatti cherappresentare doveva! Era instan-cabile e scrupoloso tanto che im-piegava dei mesi prima di esserepreparato a questi preliminari ac-cessori . Allorché aveva raccoltotutti quei lumi necessari, intra-prendeva la composizione interaa lapis in carta tinta, e per nonisbagliare il chiaroscuro, formavain piccioli modelletti l’insieme ditutto il quadro, che poi adattava aquella luce che aveva divisato: consiffatto metodo correva sicuro inquesta così difficile parte. Gli stu-di tanto delle teste quanto del nu-do che v* introduceva erano fattisul vero. Le pieghe aneli’ esse nonerano trascurate ; il getto n’ eraelegante, ed accompagnato dallaverità, dalla quale non seppe maidipartirsi.
Di soperchia lentezza viene rim-proverato ; ma a chi si prefiggeper meta la gloria, non avvi altravia da seguitare, se non se quellache calcava Banchero : strada la-boriosa e lunga, ma sicura, chenon viene mai tentata, se non daquelle anime disinteressate, chenon cercano che l’onore. Termi-nato che fu questo quadro venneesposto in Roma, ed ebbe il com-penso di vederlo lodato non solodal generale, ma parzialmente daque’professori, che primeggiava-no in quei tempi, e si vide la suagrand’ anima lieta e soddisfattanella sincera approvazione di tut-ta Roma pittorica.
Altre due teste di santi cappuc-cini, poste di sopra le porte, ai la-ti del grande altare del maggiorconvento di quei rr. pp., con egua-le diligenza, bravura e verità sonocondotte.
Nella parrocchiale chiesa di sanSiro a Nervi, nel mezzo delle ric-che pareti del coro, evvi una teladel Banchero non ancora termi-nata, poiché morte intempestiva
gl’interruppe il corso di si prezio-so lavoro ; e fu certo T Angelo tu-telare del nostro pittore, che in-spirò a que’fabbricieri di porlo alsuo luogo quale si trovava, poichémalagevolmente si sarebbe rinve-nuta una mano straniera, che delpari esperta l’avesse condotto conla stessa lode all ultimazione. Es-so rappresenta s. Siro all’altare,che rivolto al popolo l’instruiscene’ suoi doveri. L’ espressione delsanto, il grandioso di sua figura,i bene intesi gruppi del popolo edella gloria, 1’ esattezza de’ costu-mi, l’eleganza del disegno, lemasse del chiaroscuro , vero nellatinta, formano un tutto insiemedi sorprendente illusione.
Una malattia di petto lo tenevaoppresso da qualche anno, cd eisopportava con rassegnazione untanto male, quando lo colse uncolpo apopletico nella fresca età di4q anni, che lo privò de’sensi perpiù ore; rinvenuto da questo, main istato da far tutto temere, enulla sperare, fu consigliato daimedici di mutar l’aria di Roma ;onde si risolse portarsi in Viter-bo, sperando colà un qualche mi-glioramento. Ma o fosse l’incura-bile malattia, o 1’ aria che non lofavoriva, o la troppa cura dell’artemedica, andava ogni giorno peg-giorando, il che pur troppo da séconoscendo determinossi di ritor-nare a Roma.
Qualche tempo ancora visse; maogni giorno vedendosi avvicinar1’ ora sua estrema, impiegava queipochi giorni che ancora gli venia-no concessi in fervide orazioni ; ese qualche momento gli restavadi sollievo , si faceva trasportareinnanzi al suo quadro di s. Siro,procurando colla contemplazionedi lui di alleggerire i suoi mali.In uno di questi momenti, tran-quillo spirò.
Un genio solo guidò i forti pen-nelli del Quercino,del Caravaggio,