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[Volume primo e volume secondo.]
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a rintuzzare la baldanza e i sopru-si degli stranieri. Le opere del Car-levaris, sebbene vi si trovino mol-te bellezze, stanno di gran lungaal di sotto di quelle del Canaletto,pure debbono molto apprezzarsise fra esse questi s’aprì la via adornare di nuove gemme il sertodi che s’incorona la regina dellearti Italia, quel serto che non sa-rà mai rivale che glielo possa con-tendere.

Lasciato che ebbe il Carlevaris,il Canaletto se ne andò a Romae vi studiava e ritrasse que’ rude-ri sacri per noi i quali ne ricorda-no 1’ antichissimo nostro vantodello aver padroneggiato l’univer-so. Ritornato in Venezia due voltese ne discostò per girsene nell’In-ghilterra dove rimase per buonapezza di tempo, e vi trovò mol-ti onorati premi e fama stragran-de vi conseguiva.

La vita di lui non offre stranene varie venture. Fu uomo dabbe-ne ; l’amore dell’arte era in cimade’ suoi pensieri e de’ suoi affetti;ebbe dovunque liete e care acco-glienze; seppe meritare la stimadei grandi e la reverenza di valen-ti discepoli e 1’ amore di quantilo conobbero. Visse agiato ; morìtranquillo nell’anno 1768 lascian-do dopo se desiderio e fama nonperitura. I suoi dipinti sono intanta celebrità venuti che non viha pinacoteca di principe o d’ uo-mo dovizioso la quale non ne va-da superba, nè il pregio d’essi èmenomato dal trovarsi presso allepiù conte opere di Rafaello, di Ti-ziano, del Correggio. Son divenu-ti rarissimi in Italia ed in Vene-zia spezialmente perchè gli stra-nieri abitatori di terre più ricchee fortunate, ma non più belle del-la nostra, profusero a larga manol’oro onde poterne rallegrare lesettentrionali dimore. NellTnghil-terra dove operò e dove furonoportati moltissimi quadri suoi ve

ne ha maggior copia, e dicesi delduca di Bedford che ne abbia tantida ricoprirne le pareti di una sala.

Nessuno fu che meglio del Ca-naletto conoscesse la prospettivalineare ed aerea, nessuno che me-glio usasse la forza e la varietà deicontrasti per ottenere quella mi-rabile sorgente di diletto nellospettatore, l'arte che tutto fa nul-la si scopre. Egli sa mostrarsi di-ligente senza cadere nelle minu-zie, veritiero e non servile, im-maginoso senza esagerazione . Ilsuo pennello è spontaneo, fluidele tinte, e parve che a lui solo fos-se concesso il riprodurre nelle te-le il maraviglioso raggiare del so-le e della luna sulle fabbriche diVenezia, ed il riflettersi di que’raggi sulle tremule acque circo-stanti. La trasparenza del cielo, ildigradare delle tinte nell’atmosfe-ra, le tante e diverse linee che lenostre contrade presentano, il co-lorito degli edilizi reso vario dal-l’alternare dei secoli, siffattamen-te dipinse che tu passeggi per lenostre vie e le piazze, e credi es-ser condotto lunghesso i canalinella bruna gondoletta quando t’èdato ammirare alcuna delle suedivine fatture. Nè fu eh' egli sol-tanto si desse a copiare la veri-tà, sapeva farsene creatore ed erapur sempre verità. Immaginò stu-pendi edilizi, vasti cortili e galle-rie principesche dispiegando cosìla sua vasta mente ed il più sotti-le magistero dell’ arte . Ne facciafede quell’ eccellente dipinto chetrovasi nelle sale dell’I. R. accade-mia di Belle Arti di Venezia erappresenta un ricco cortile. Seb-bene abbia molto sofferto dalloessere stato posto per lunghi annisotto la sferza del meriggio, purela bizzarrìa e singolarità dei giuo-chi di luce, la magnificenza del-l’invenzione, la varietà del colo-rito , il rendono una maraviglia,ed il mirarlo è un’ incanto. Spesso