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[Volume primo e volume secondo.]
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gli veniva il pensiero d' unire in-sieme e collocarli sul margine del-le nostre lagune parecchi de’ piùbelli edilizi d’Italia, come in queidipinti che furano dell’Algarotti,ed ora s’ammirano nella reale gal-leria di Parma.

Il Canaletto s’era fatto un tipod’imitazione e questo era Venezia,e giunse a mostrare tutte le bellez-ze della città singolarissima. Ve-nezia gli deve vera gratitudine peravere egli fatto desiderarne la vi-sta agli stranieri e versare lagrimesulle sventure che la tribolarono,e per le quali tanti edifizi stupen-di, suo antico ornamento, non vi-vono più che ne’dipinti di lui.E gli deve vera gratitudine perchèegli conduceva altri valenti artefi-ci ad imitarlo e procacciava loromezzi di una utilità incessante ,perchè si tosto hanno dipinta odintagliata o disegnata sulla pietrauna veduta di questa città ne tro-vano facile smercio sendo deside-rio di coloro che qui vengono ilriportarne alle proprie case qual-che ricordo che li consoli dello al-lontanarsi da queste sponde. Dalquale desiderio e dalla stima inche vennero le nostre antiche me-morie ne surse un’ altro bene perVenezia, ed è la sollecitudine deipresenti di por argine agli insultidel tempo e conservare con gelosacura que’ tanti e preziosi monu-menti della gloria passata, e chenon solo sono monumeuti dellaVeneta grandezza ma della civiltàeuropea , la quale fra noi primache altrove si dispiegava quandoil mondo dalla seconda barbarie siritrasse a nuova vita.

Quel singolare ed immaginosoingegno che fu il Tiepolo, spessoornò di figure, o come gli artistidicono, macchiette i quadri delCanale. Le quali figure oltre allagentilezza e la perizia dell’artecon cui sono dipinte hanno il me-rito di ricordare le vesti, gli usi, le

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costumanze di questa città che perquattordici secoli divisa e diversadalle altre tutte d’ Italia pel suoreggimento, avea interamente di-verse dalle altre le vesti, gli usi, lecostumanze del vivere civile. Oraanch’essa cadde in quella unifor-mità del socievole consorzio per laquale a’giorni nostri tranne pochis-simi, i popoli dell’Europa presen-tano la stessa fisonomia, scordatoquasi il carattere nazionale.

11 Canaletto disegnò all'acqua-fòrte sul rame vedute tratte dalvero ed invenzioni che sono dive-nute rarissime e ricercate daglistudiosi. Egli mostra una sicurez-za, una forza, un certo sprezzo del-le difficoltà che lo additano quelsommo maestro eh’ egli era. Il deAngelis continuatore al Gori Gan-delliui nelle Notizie degli inta-gliatori ec. accenna che si trova-no lavori di lui in un’ opera inti-tolata: Princes grands capitaineset autres liotnmes illuslres de lagrande Brettagne. E per compie-re il debito che ci siamo tolti diricordare quello che v’ ha d’im-portante intorno a questo illustreartista diremo, che l’Algarotti suograndissimo estimatore nota comeil Canaletto fosse il primo a ser-virsi della camera oscura per rico-piare le vedute.

Queste poche linee consecratead un uomo, le opere del qualemeritano più accurata e dotta illu-strazione, forse che ad alcuno sem-brino meglio un elogio che unasemplice biografia.Ma chi le scrive,è suo concittadino e non può nonsentirsi scosso l’animo in pensan-do al Canaletto, e non sa tributa-re altro che parole di lode e rico-noscenza a colui che solo seppe so-stenere la fama delle arti venetenello scadimento nel quale eranovenute colla nazione, e pei qualegli è dato ricondursi e vivere nellaVenezia de’suoi padri.

Agostino Sagrsdo.