Band 
[Volume primo e volume secondo.]
Seite
356
JPEG-Download
 

356

quelle riguardanti le polmonaliinfiammazioni che il professor Ra-sori, nella sua clinica del grandespedale di Milano, aveva trattatecon dosi altissime di tartaro sti-biato. Molte di queste osservazio-ni servirono di fondamento ad unaDissertazione che il sullodato dot-tor Strambio, amico ed ammira-tore del Prato pubblicava nel 1826e dedicava all’ illustre società me-dica di Livorno col titolo ; Intor-no il modo di agire delle sostan-te emetiche e purgative e princi-palmente del tartaro stibìato.

Trovansi pure nei manoscrittidel medesimo dottor Prato pres-so il di lui fratello sig. GiovanniPrato in Milano le seguenti me-morie :

1. Memoria per 1’organizzazio-ne di uno stabilimento per la curadelle meretrici ammalate e suoimezzi di rendere meno diffuso ilmale venereo e di prevenire i gra-vi danni della troppo facile prosti-tuzione (1812);

2. Della necessità di provvede-re alla cura di alcune malattiecontagiose, ed all’insalubrità del-le fabbriche fresche (i 8 i 5 ).

Ragazzoni.

LAGRANGE (Giuseppe Luigi),uno dei geometri più illustri deitempi moderni, nacque in Torinoai 25 di gennaio 1 ^ 56 . Suo padre,tesoriere di guerra di quella città,era nipote d’un Francese (1), esua madre Maria Teresa Gros, u-nica figlia d’ un ricco medico di

(1) Questo avo era capitano di caval-leria in Francia, e passò al servigio diCarlo Emanuele II, duca di Savoia, chegli fece fermare stanza a Torino nel1672, ammogliandolo con una dama Con-ti d’ un illustre casato romano. La suafamiglia, come quella di Cartesio , abi-tava la Touraine, dov’era venuta da Pa-rigi; ed egli era prossimo parente dui-na dama del suo nome, maggiordomodella regina madre di Luigi AlV.

Cambiano , aveva un* origine si-mile. Fu il primogenito di un-dici figli ; ma , ad eccezione delpiù giovane, gli altri nove periro-no in verde età. Un’intrapresa ri-schiosa , che distrusse la fortunade’suoi, lo pose assai di buon’ oranella necessità di procacciarsi unasussistenza independente ; e forsetale rigore della sorte gl’ impedìdi essere un uomo ordinario ; eglialmeno lo credeva quando in se-guito diceva: « Se avessi avuto«stato, non l’avrei fatto con le» matematiche. « 11 suo genio pertale scienza non si manifestò tut-tavia fino da’ primi studi. Li face-va nel collegio di Torino ; ed ap-passionato come era allora pe’clas-eici latini, intervenne un interoanno alle lezioni di filosofia, senzamostrare nessuna tendenza pegliargomenti che vi si trattavano: mafin dal secondo anno, il suo inge-gno matematico si svegliò e svi-luppossi rapidamente. Nondimenoquegli che doveva portare si lun-gi l’amore dell’analisi moderna edi mezzi di tale potente stromentodi scoperte, si applicò da principioallo studio dei geometri antichi ede’loro metodi; e soltanto la let-tura d’ una memoria di Halley ( 1 ),in cui questi faceva risaltare la su-periorità dei metodi analitici, gliaperse gli occhi e gli rivelò la suavera destinazione. Aveva allora di-ciassette anni. Da quel momento,mutando la direzione de’ suoi la-vori, si applicò solo e senza guida,ma con un ardore straordinario,allo studio delle migliori opere dianalisi. \i fece prontamente in-credibili progressi, ed in meno didue anni gli riuscì d’appropriarsitutto il dominio della scienza, fi-no alle scoperte più recenti; quan-to apprendeva gli sembrava sol-tanto una reminiscenza di quanto

(1) Trans, fil. pel i 6 g 3 , tom. xvu,p. 960.