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[Volume primo e volume secondo.]
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di ingegno tanto precoce, e biso-gna convenire che sarà sempre ra-ro, in qualsiasi epoca, il trovare unemulo e pressoché un giudice deimaestri d’una tale scienza, in unaetà in cui si è quasi ancora scolare.Le porte dell’ accademia di Berli-no non tardarono a dischiudersiper un uomo che si annunciavacon tanta superiorità. Eulero, di-rettore della classe di matematichein quell’ accademia , gliene diedela nuova con una lettera somma-mente lusinghiera del giorno i diottobre 17 5 9 ; ed havvi ragione dicredere che nello stesso tempo cir-ca d’ Alembert aprisse con lui ildotto carteggio cui mantenne fin-ché visse. Nel 1762, comparve unsecondo volume della società diTorino, che non fece meno onorea Lagrange : vi stendeva le sue ri-cerche precedenti riferibili allecorde vibranti ed alla teoria delsuono ; e soprattutto vi pubblica-va, col titolo modesto di Saggio, isuoi primi lavori su quanto poi fudetto il metodo delle variazioni, esulle numerose applicazioni cheaveva saputo fare di tale nuovo ra-mo di calcolo. Fu Eulero che, quat-tro anni dopo, gli diede il nomeche ha in presente, e che, in pa-recchie Memorie intraprese percommentare tale grande scopertadel suo giovane rivale, non dimen-ticò di far risaltare la gloria del-l’inventore. Essa non tardò ad es-sere aumentata. L’ accademia del-le scienze di Parigi aveva propo-sto un premio sulla teoria della li-brazione della luna. Lagrange loriportò nel 1764, ed il suo lavorofu accolto con ammirazione . Visi trovavano di fatto, oltre la solu-zione del quesito proposto, i pri-mi germi del grande concepimen-to che servi per base in progressoalla sua Meccanica analitica', pe-rò che, in tale scritto notabile ,mostrava già ai geometri tutta lageneralità del principio fecondo

delle velocità virtuali, ed il sudstretto legame con gli altri prin-cipii della dinamica . Dopo tantilavori che in sì pochi anni 1’ ave-vano messo sulla prima linea do-gl’inventori, Lagrange,impazien-te di conoscere i dotti francesi,coiquali era in carteggio, accompa-gnò a Parigi il suo amico Carac-cioli, che vi si doveva fermare al-cun tempo, passando dall’amba-sciata di Torino a quella di Lon-dra. Vi fu accolto come poteva spe-rare da d’Alembert, Glairaut e dailoro principali confratelli; ma unamalattia pericolosa , da cui fu as-salito, accorciò il suo soggiorno inFrancia. Ritornato a Torino, siapplicò a profonde ricerche sulcalcolo integrale, sulle differenzeparziali e sul moto dei fluidi, e suimetodi d’approssimazione, in cuiintrodusse notabili p erfezionamen-ti ; no fece, nello stesso lavoro,un’applicazione della massima im-portanza ai movimenti di Giove edi Saturno, evi diede primoleespressioni esatte delle variazionidi tre elementi planetarii, ponen-do in tal guisa le fondamenta del-la bella teoria a cui il suo nome èper sempre congiunto. In paritempo concorreva al premio pro-posto dall’accademia delle scienzesulla teoria dei satelliti di Giove,problema eminentemente diffici-le, e che si potrebbe chiamare deisei corpi. La sua Memoria, nota-bilissima per 1’ analisi che vi ado-però, fu coronata nel 1766. In pro-gresso, un simile onore ottenne intre altri concorsi; e forse non si ap-prezzerebbe giustamente quantosì fatti trionfi hanno in sé d’ono-revole, ove non si aggiungesse chesono i punti più importanti dellascienza sui quali si chiamano insimile caso gli sforzi dei geome-tri, e che i grandi progressi del-l’astronomia fisica nel secolo scor-so sono dovuti per la maggiorpar-te ai quesiti che furono iu tale