scctiitiamo il giovinetto a Parigi:nella scuola del pittore David eglisi fece forte assai nel disegno, poida Giacomo Filippo Lobas, e dalcelebre Bervick fu nell’ incidereammaestrato. Era già in fama dibuon disegnatore, quando il Mas-quilser lo volle aiutatore nell’ in-cidere la galleria di Firenze: per-tanto del 1783 Giambattista, chegià sospirava di vedere l’Italia, fupresto a Firenze : e di sua manocondusse ben 4°° disegni di qua-dri di ogni scuola e di statue e dibassorilievi, oltre le copie di 3 oocammei e di 90 busti, ed oltre 5 ooritratti disegnati dal vero. Ma bensapeva il generoso, che se l’Italiaè la terra delle arti, ne è Roma ilprimo seggio : però si trasse cupi-damente alla città eterna, e pienodi quelle maraviglie a malincuorese ne parti; se non che di tantoin tanto la visitava , tornandonepoi sempre quasi maggiore di sè.Fu a Parigi del 1790, e nel bollo-re d’insolenti vittorie tornò su-perbo alla terra ospitale : venneprima per le città lombarde dise-gnando e facendo ritratti, e dopogli accordi di Tolentino fu a Ro-ma nel 1797, e due anni appressovolò a Napoli col commissario Fay-poult ; ma niun soggiorno gli par-ve meglio, che quello di Roma,dove adagiossi nella grazia di quelmagnanimo Pio Vii : e la mentee il cuore e la mano pose alle artie al dipingere ; cosi ebbe luogofra i primi del suo tempo, e co-mechè la sua maniera di coloriree di ombrare non sia tenuta dellemigliori ei trovò lode per certafranchezza di disegno, e per unaquasi fierezza di fantasia , e pelfondamento dell’ arte, che in ognisuo dipinto mostrano quasi la suaanima: ancora lo studio continuogli acquistò varietà e profonditàdi dottrina, ed efficacia di discor-so. Operò allora singolarmente ilquadro rappresentante il Goncor-
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dato fra il sommo pontefice ed ilprimo console, e a’ 20 settembre1 8 o 5 fn scritto all’ insigne accade-mia di s. Luca, avendolo propostoprofessore accademico di meritoil Camuccini, il Landi e Luigi A-gricola. Del 1807 instituita in Na-poli co’ nuovi ordinamenti unareale accademia di belle arti, vifu chiamato il Wicar direttore generale, e sua mercè bellamenteprosperavano i cari studi ; perchèvenne in tanta grazia del princi-pe, che fecelo cavaliere dell’ ordi-ne delle due Sicilie e della socie-tà reale di belle arti, e chia molloa parte de’suoi consigli, e volle cheritraesse al naturale tutta quantala reale famiglia. Il perchè non èa dire quanto ivi potesse : bastiche ad onorare il Canova, venutoa Napoli , imbandi solenne ban-chetto, dove furono quaranta deipiù illustri personaggi, ministrigenerali, artisti, ed oltre, il Cano-va, il Monti e il Paisiello. Del 1810restituitosi improvvisamente a Ro-ma diede opera al gran quadrodella vedova di Naiin,c le sue cu-re furono di nuovo rimeritate dal-l’accademia di s. Luca , la qualelo elesse censore negli anni 181 r,1821, e 1826 : e già del 1810 sen-do il Canova reduce da Parigi ac-clamato principe delle arti, man-davasi ad incontrarlo desso il Wi-car con Raffaele Stern e con Pie-tro Finelli: e quando quell’animaromana di Vincenzo Camuccinia’ 19 giugno del 1814 parlò delcome rivendicare a Roma e all’ 1 -talia le opere di belle arti, quelcaldo spirito del Wicar non soloapprovò , ma applaudì la propo-sta . Nel 1816 fu in Inghilterracol suo quadro della vedova diNaim, e trovò belle accoglienzeda’ primi artisti e sopra gli altrida Beniamino West, pittore delre e presidente delia r. accade-mia di belle arti. Nel dicembredi quell’ anno tornossi a Roma ,