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[Volume primo e volume secondo.]
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occasione di scrivere versi di sacroe di profano argomento, molti de’quali leggonsi tuttora sparsi in va-rie raccolte, o in fogli volanti.

Uscito di collegio in sul cade-re del i 768, nell’ anno seguenteventesimo dell’ autore diè alla lu-ce una cantata per novello sacer-dote, e per monacazione nella fa-miglia dei conti Crispi (1) la qua-le ingegnosamente immaginata ,con un linguaggio nobilmentepoetico, e spirante quell’ aura tut-ta propria delle sacre carte, anchea dì nostri è degna di molta lode.Un altra ne pubblicò nel 1782 peril ritorno in Reggio di Maria Te-resa Cybo d’Este (2).

Parve da questi saggi, che fos-se divisamente del conte France-sco di condurre le arti in teatroper mano del buon senso a cospi-rar tutte amichevolmente ad unoscopo, lo che dipoi fè noto al pub-blico promettendo una ristampadelle opere del poeta Cesareo ( Me-tastasi ) accompagnata da copio-se note, discorsi ed osservazioni,in cui analizzandone con qualcheprofondità lo spirito, avrebbe da-to contezza dell’ origine, dei pro-gressi, e delle diverse vicende delMelodramma. Molte cose furonoda lui preparate a tal uopo , ma1’ ardito disegno non ebbe effetto,forse perchè atterrito restossi dal-F immensità dell’ impresa , e daldispendio che di ragione esigeva.Alle vere doti di non volgare poe-ta, riuniva il Cassoli quelle di pur-gato e colto prosatore, lo che atte-stano pienamente: Quattro discor-si d’ un pappagallo e d'una gaza:che videro la luce nel 1778 in Par-ma appresso i fratelli Borsi, conparecchie osservazioni condite diuna critica acuta, urbana, e feste-vole, in cui tiensi ragionamentointorno alla favola esopiana. Pub-

(1) In Carpi 1769.

( 2 ) Parma dalla stamperia Carmi-gnanì.

blicò inoltre nel 1789 in Reggiocoi tipi di Giuseppe Davolio la ver-sione delle Odi di Orazio, lavoro,che per le ben superate difficoltàpuò contender la palma ai primitraduttori dell’ indocile Veaosiuo.Nel seguente anno 1787 diè puretradotto in Modena presso la socie-tà tipografica per nozze del mar-chese Gabbi l’antico Inno : Per -vigilium Veneris , cui pose in fron-te una dedica assai vivace e gra-ziosa.

Tradusse ancora i primi sei libridell’ Eneide, e il principio del set-timo, che rimangono tuttora inedi-ti; e queste traduzioni alternava dicontinuo con liriche robustissime,tutte improntate della nobile fie-rezza di un’ anima, che altamentesentiva dell’ arte che coltivava, edella gloria italiana.

Giunto il fatale momento dellarivoluzione del 1796 lasciossi ilCassoli traportare dalla piena del-lo politiche agitazioni, che anziarse volonteroso incensi all’ idoloseduttore, e adoperandosi al pub-blico servigio, si fè incontro a co-loro, cui particolari passioni mo-vevano, e non zelo del comun be-ne ; ma accortosi per tempo a qualfine volgessero le cose d’Italia, eveggendo F invereconda espilazio-ne dei Monti di Pietà, e lo spogliodegli oggetti di arte, che più ono-rano F ingegno e la maestra manodegli italiani, fu preso da tale dis-degno per quegli avvenimenti,che talvolta si trasformava quasidiremmo in bile alfieresca. A darfede alle nostre parole potrassi ve-dere il quadro de’ tempi per luidelineato nell’ Ode all’Amico, cheincomincia: Perchè dall' ombretacite ec. in cui volle satisfare aldebito di poeta civile.

Chiamato poscia il conte Fran-cesco a far parte del corpo legisla-tivo in Milano, colà corse di voloper esserne libero, non più volen-do immischiarsi di affari politici,