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che F apprese da Lecat medesimo,essendo stato, come si disse , a ta-le oggetto per quasi «n anno alionen in casa di quell’ esimiomaestro , sotto i cui occhi eseguìla prima sua estrazione di pietra,la quale venendo coronata dell’e-sito il più felice, servì di preludioa quella fama che ha cospersi deifiori più lusinghieri i suoi gior-ni. Chiamato nel 1767 dal Senatoa Venezia, ebbe campo di far co-noscere il suo genio particolarenella litotomia , ed a distinguersioltre ogni aspettazione, non es-sendovi in quell’ epoca in tutto lostato veneto altro chirurgo che fos-se abbastanza addestrato in que-sta operazione; ed acquistossi inseguito tanta celebrità, che il suonome trascorse non solo per tutta1 ’ Italia, ma anello in Alemagna enel Nord. E siccome fu pubblica-to in una nota ad una commende-vole opera di chirurgia, che la ma-niera di tagliare i pietranti delprofessor Pajola dovevasi fino aquel giorno riguardare come unmistero, perchè fino allora da qne’soggetti che lo videro ad operarenon si ebbero che relazioni ine-satte e contradditorie , e segnata-mente rapporto alla dimensionedel taglio, cosi noi crediamo a giu-sti zia della verità di dover qui farsentire che il professor Pajola nonha mai avuta F ahbietta idea dioccultare minimamente il proces-so da lui seguito , e giudichiamodi far cosa grata al lettore, ripor-tando succintamente il suo mec-canismo con quei termini stessicon cui insegnò per molti annidiseguito a’ suoi allievi nelle pub-bliche lezioni , il qual è infattiquel medesimo che egli ha a noipure amichevolmente comunica-to, ad oggetto di poterlo pubbli-care.
Incominciava coll’ uretrotomoF incisione esterna alla linea rafead un pollice al disopra dell’ orifi-
cio dell’ano, un pollice e più ne~gli adulti ed obesi, cd appena duepiccole dita trasverse nei soggettigiovani e poco nutriti. Divisi gl’in-tegumenti esterni ed il tessutocellulare, cercava coll’unghia delpollice della mano sinistra la sca-nalatura dello sciringone, e sulladirezione della medesima unghiaportava la punta dell’ uretrotomonella scanalatura accennata, e fa-cendo dei movimenti in alto ed inbasso con la mano che dirige lostrumento tagliente, divideva condelicatezza la parte membranosadell’uretra. Ciò fatto, passava l’u-rctrotomo dalla mano destra allasinistra , ma con la precauzione ,che la punta stia ferma nella sca-nalatura dello sciringone ; posciaprendeva colla mano destra il gor-geretto cistotomo, e ne insinuavail rostro lungo il solco dell’ uretro-tomo, finché arrivi anche esso allascanalatura del medesimo scirin-gone. Allora ritirava F uretrotomo,e con la mano sinistra prendeva ilmanico .dello sciringone, lo muo-veva in modo che risultando in-nalzata la sua curvatura, abbia daprotuberare il collo della vescica,per potere spingere con sicurezzanella cavità di quest’ organo ilgor-geretto cisiotomo, abbassandoneil manico a norma che lo stromen-to va avanzando, e dirigendo lalama in modo che abbia a tagliareorizzontalmente e precisamente,por quanto però è possibile, fra iltrentesimo quarto ed il quarante-simo grado della parte sinistra in-feriore di un cerchio geometricoposto al collo della vescica, e divi-so perpendicolarmente dalla linearafe, dal cui punto d’intersecazio-ne incominciava a numerare i det-ti gradi, oltre i quali non esten-deva mai il taglio . Cosi facendo ,divideva la parte membranosa del-F uretra, talvolta una piccolissimaporzione del bulbo, specialmentein quelli che lo aveano voluminoso,