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[Volume primo e volume secondo.]
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c tagliava una piccola porzioneili prostata e del collo della vesci-ca. Tagliando in questa manie-ra , il corpo di siffatto viscere nonviene in alcun modo interessato ,poiché il gorgeretlo cistotomo nonc tagliente che otto linee al diqua del suo rostro . Fatto ciò e-splorava col dito indice la feri-ta , onde assicurarsi s’ era stataeseguita con precisione, indi ri-tirava il catetere , ed introduce-va , specialmente se la pietra eraassai grossa , un dilatatore comu-ne, strorr.ento descritto tra quel-li del grande apparecchio, e delquale servivasi lo slesso Lecat. Goldilatatore si faceva strada per quan-to credeva necessario, distenden-do quella porzione di uretra cherimane fasciata dalla prostata , laquale per tal ragione si apre dol-cemente , nello stesso modo, so-no parole del nostro professore ,con cui dividasi un porno sotto losforzo delle mani. Questo stro-mento veniva dal Pajola chiama-to divino, e nelle sue lezioni sole-va paragonarlo nella maggior par-te de’ casi ( precisa sua espressio-ne ) al limone di una nave in bur-rasca, senza del quale ri è facilela perdita, e sosteneva che que-sto stvomento è tanto più da sti-marsi , in quanto che esclude ilbisogno che il taglio abbia unatroppa estensione, perchè allonta-na il terribile inconveniente chela vescica si laceri sotto lo sforzoche vien fatto per estrarre unagrossa pietra . L’ arrendevolezzadelle parti tagliate fa che cedanoall’ azione del dilatatore, senza la-cerarsi fino al punto di uu tale al-largamento , che possano lasciarpassare delle pietre d’ assai grossovolume; in quella guisa che sen-za lacerarsi si prestano nel partogli organi sessuali per F uscita delpiù grosso bambino; ed il Pajoladoveva a questo stromento 1’ age-volezza e la felicità con cui e-»

strasse molte pietre, che ascende-vano al peso fin di sei oncie.

Questo è il processo che seguivail valentissimo Pajola, e se alcunonon arrivò fino ad ora ad eseguir-lo con quella facilità con la qualeegli lo praticava, devesi attribuirea tutt’ altro che all’ idea che ne ab-bia voluto fare un segreto . Infat-ti , la fama delle sue operazioniavendolo portato nel i8o.j a Vien-na, colà, invece di occultare il suometodo, addestrò molti ad eseguir-lo, e specialmente Kern e Uud-torffer, ed anche operò, alla pre-senza di una folla di medici e dichirurghi, sette pietranti con tan-ta felicità e destrezza , che eccitòin tutti la meraviglia . E tali fu-rono in questa circostanza gli elo-gi diffusi per 1’ operatore italiano,eh’ essendosi egli presentato a S.m. r Imperatore d’ Austria, fu ac-colto con singolare clemenza, edalla stessa M. S. ebbe in regalo,per mezzodì S.E. il ministro con-te di Gobentzel, una tabacchierad’oro in cui vi era una miniaturarappresentante Minerva ritfa sul-le nubi, contornata da 56 brillan-ti. Il grido de’ suoi successi si este-se anche in tutta la Russia, e nel-1’ inverno del 1807, fu chiamato aWilna per estrarre la pietra alconte Krapp. Questo illustre per-sonaggio trattenne presso di sè coimodi più lusinghieri il professorePajola, pel corso di circa un annoe mezzo, ma non mai avendo po-tuto superare lo spavento contrat-to per il malesito avuto nella pri-ma volta che si fece eseguire la li-totomia da altro benché lodatissi-mo professore, scelse per quaran-tadue volte la giornata e 1’ ora perfarsi estrarre la pietra , e poi nonebbe mai il coraggio di assogget-tarsi ad una seconda operazione .11 nostro litotomista non volle ren-der frustanea la sua dimoi'a a quel-la parte, ed occupossi nel frattem-po a comunicare a quei chirurghi