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[Volume primo e volume secondo.]
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il suo metodo, e mostrò pubblica-mente sopra i cadaveri ( ncn aven-do mai trovato alcun pietrante )come se lo metta in esecuzione ,ed in qual pregio aver si debbasegnatamente il dilatatore. Ritor-nando dalla Russia fermossi nuo-vamente a Vienna, dove circa lametà di settembre operò della pie-tra il generale austriaco barone diLilien , in età di 70 e più anni,con tale successo, che oltre di aver-gli nello spazio di pochi minutiestratti due grossi calcoli, ebbeanche la dolce compiacenza di ve-derlo in meno di un mese perfet-tamente guarito. Noi adunque con-fesseremo che la destrezza e la fa-cilità di che andava fornito quellitotomista sono quasi senza esem-pio, tanto più che la gazzetta, in-titolata il Quotidiano veneto delgiorno li agosto i8oj, contava sei-cento e sessanta piotranti da luioperati con la perdita di nove soliindividui ; ed avendo continuatocon pari fortuna a soccorrere degliammalati di tal fatta, arrivò nel1808 ad avere eseguito in comples-so settecento e settantanove ope-razioni col solo numero di dieciperiti. Diremo finalmente che ilmetodo di Lecat, quantunque damolti operatori venga riguardatocon poco favore, ottenne nelle ma-lli del professore Pajola felicissimirisultamenti, e che i suoi prosperisuccessi si devono ripetere dallapoca estensione del taglio, dal nonferire la vescica oltre il suo collo,e dall’ uso appropriato del dilata-tore.

Pari alla sua abilità nell’ opera-re , era quella con cui formava ladiagnosi delle umane egritudini;fede ne faccia un caso singolare dilitopedion riscontrato in questametropoli l’anno 1791, in una da-ma quadragenaria morta da tisi-chezza pituitosa. Undici anni pri-ma eransi manifestati i più indi-canti segni d’una vera gravidan-

za, in mezzo, per altro a stranissi-mi accidenti. Questi non abbaglia-rono la penetrante avvedutezzadel nostro valente professore, elino dai primi tempi stabilì confermezza che la dama fosse ve-ramente gravida. La di lui opi-nione fu da alcuni contraddetta,da qualch’altro posta in dubbio:finalmente avanzandosi la gravi-danza, comparvero verso il nonomese, doglie, e qualche gettitoacquoso. Questi segni precursoridel parto cessarono ben presto ri-manendovi per altro nell' ipoga-strio un notabilissimo tumore re-nitente. Allora s’ accrebbe la con-troversia, ed il Pajola, sicuro del-la sua opinione, francamente pro-nosticò che il feto non fosse con-tenuto nella cavità uterina, edavesse acquistato una durezza la-pidea. Nell’apertura del cadavere,fatta il 26 agosto del sopraddettoanno, trionfò il distinto meritodel Pajola, e presentò agli occhide’ curiosi uno dei rarissimi casianatomico-patologici. Fu trovatonell’ovaia sinistra un feto novi-mestre, ben nutrito, reso quasilapideo, e l’ovaia stessa enorme-mente dilatata , era divenuta car-tilaginosa : conservavasi dal Pajolaquesto monumento della di luiperspicacia.

Mancato a’vivi in Venszia l’an-no 1816 la riconoscenza e l’amoredi parecchi suoi concittadini volleerigergli un monumento scultoda quella mano maestra che tuttisanno avere il Zandomeneghi.

Siffatto monumento è bellamen-te nicchiato in una delle paretidella maffSfior aula dell’Ateneo ve-neto.

Sopra una lamina grossa di mar-mo carrarese simulante il prospet-to di un cenotafio, sta rilevata unamezza colonna scanalata su cuievvi riposto il busto del Pajola ,con sotto f inscrizione :