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del gusto che vi regnano. Di qiie-sta celebre versificazione Gessnermedesimo scrisse a Bertòla neitermini seguenti (i): Se v’ha lin-gua in cui io abbia desiderato diesser tradotto ella e l' italiana, laquale unisce tanta energia e ric-chezza a tanta amenità ed armo-nia ; ed e forse fra tutte le linguemoderne la piu atta ad ogni sortadi poesia. Ora ella giudichi quan-ta consolazione ho io dovuto pren-dere nel ricevere la sua cortesis-sima lettera , e la sua traduzione.Non sono abbastanza versato nel-la sua lingua per ben sentirnetutto il pregio ; ma la mia primacura è stala di cercare alcuni dique' passi, la cui grazia consistetutta in piccolo giro, e svaporacome un soffio nella più piccolavariazione. Cercai alcune pitture,le quali ricevono tutta la loro vi-vacità da certe piccole mezze tin-te. Trovai tutto, nè mai fui cosicontento di me come allora. Les-si poi subito la sua versione conun paio de miei amici, i qualiper un lungo soggiorno in Italiasi hanno resa familiare la sualingua, e che sono allievi del granTVinckelmann, e questi ammira-rono la sua versione come un capod' opera. Che onore per me cheun uomo di gusto così squisito abbia voluto degnarsi d ’ impiegareil suo tempo nella traduzione del-le mie poesie, e di rendermi noloalla sua nazione nella più vantag-giosa maniera ! Le quali cose a undipresso avendo Gessner ripetutea Bertòla nell’abboccamento cheseco ebbe in Sylwald, questi conpiu di modestia certamente chedi giustizia risposegli (2) : Lemie traduzioni de' vostri hlilliisono un’opera troppo giovanile —lo era troppo innamorato di voi
( i) Idea della bella letteratura a e-manna voi. a pag 28ì.
(ji) Nel suo Elogio di tìsssner.
per aver cura della mia lingua ,per rinvenire il preciso equivalen-te fra essa e la vostra , e per pie-garmi a cento avvertenze indi-spensabili per un buon traduttore.A me lasciate la gloria di esserestato il primo a familiarizzarecon essi i miei compalriolli, nè soqual maggiore affetto avesserodapprima potuto concepirne glianimi più benfatti d’Italia, sefosse stato lor presentato da nin-no migliore, locclie era pur cosìfacile. All’opposto gli spiriti coltid’Italia sanno grado aBertòla chesollecitossi, per dir così, di trapian-tare nel nostro suolo i prodotti delpiù ingegnoso e più amabile pitto-re della Natura.
IV. Le Poesie di Q. OrazioFiacco nuovamente tradotte. Sie-na, presso Vincenzio l’azzini Car-li, e figli, 1778. Tomo pruno ; edil secondo nel 178^, ivi, in 8.
Francesco Corsetti, morto inSiena sua patria nel 1774, mandòa stampa fin dall’unno 1709, sottoil nome arcadico di Oresbio Agirò,le Satire, e 5 anni dopo, 1 ’ Episto-le d’ Orazio da lui traslatale inversi italiani, lasciando imperfet-to ed inedito il volg'arizzamenlopoetico delle Odi. il manoscrittodell’estinto, cosi qual era informee privo della versione di 5 o e piùOdi, venne affidato al padre Ber-tòla dimorante allora in iVIontoli-veto di Siena, affinché supplisse al-l’accennato difetto. Adunque, do-po aver egli aggiunte del suo leOdi mancanti, assai altre ne rifor-mò , determinandole lezioni deltesto che gli parver migliori collascorta di valenti chiosatori, e diBentleio, di Dacier, di Sauadon ,di Dorighello. Tradusse in oltrodi pianta l 'Arte poetica, ed appo-se alle Odi parecchie annotazioni,degne senza meno della pubblicaluce. Quella riservatezza però chelai note volle condannate all’oscu-rità, suggerì al nostro traduttore