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[Volume primo e volume secondo.]
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questo primo saggio della sua ve-na poetica.

XX. Elogio storico per onora-re la memoria di Livia Doria Ca-raffa, ( Parma, Bodoni, i 78/,, in4 - ). Trovasi sì impresso separa-tamente che inserito nella cele-bre Raccolta intitolata : Prose eYersi per onorare la memoria diLivia Doria Caraffa ec. di alcunirinomati Autori. Porta in fronteil ritratto della Principessa inta-gliato da Raffaele Morghen.

L’autore dell’Elogio non per-suaso d imitare la pura ma fred-da eloquenza degl’ italiani cin-quecentisti, uè di prendere a pre-stito i caricati colori dal francese’Phomas, pare che in questo com-ponimento abbia voluto tenere unavia di mezzo fra 1’ una e 1’ altramaniera.

XXI. Poesie. Ancona, Sartori,i 8 i 5 , voi. 6, in 16. Con ritratto.

L’ Editore ha per questa edizio-ne raccolte le Poesie già edite (al-cune delle quali furono dal pen-nello stesso dell’ Autore ritoccateed abbellite ) ed altre eh’ eranodel tutto inedite.

XXII. Saggio sopra la Grazianelle Lettere e nelle Arti. Anco-na, 1822, in 16.

Operetta ricca d’idee animateda un intimo sentimento del bel-lo , ma che non sembra eh’ abbiaavuto dall’ Autore il suo interocompimento.

XXIII. Alcune Operette in pro-sa. Venezia, Tipogr. di Alvisopo-li, 1829, in 16. Stanno in questascelta pubblicata da B. GambaV Elogio di Gossner, e quello diLivia Boria Caraffa ; il Saggiosopra la Gruzia ridotto a migliorlezione, ed alcune Lettere Renane.

li. Gamba.

BORGO ( Carlo ) nacque inVicenza del e si fe’gesuita.La palestra della predicazione fuquella, in cui si esercitò con più

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assiduità a con più lode. Modenalo udi per lo spazio di dodici unnispiegatore delle Sacre Scritture ;e quantunque egli succedesse iuquel pulpito al celebre P. Granel-li, seppe tuttavia mantenervisi fraegual frequenza di gente e con e-gual tributo di plauso. E certo sea formare un eccellente oratore sirichiede bontà di natura e di di-sciplina, al Borgo non mancò nè1’ una nè 1’ altra ; che in lui pron-to era l’ingegno, vivida la imma-gi nativa, caldissimo il cuore; eper maestro sortì quel Pellegrini,che è uno de’primi luminari del-l’eloquenza sacra italiana. E il ve-dere con che compiacenza , anzicon che orgoglio, il Pellegrini ri-corda , nella prefazione alle sueprediche, di avere erudito il Bor-go nell’arte retorica ; un tal ricor-do, fatto da un Pellegrini molti emolti anni di poi, non so se piùonori la eccellenza d’ingegno deldiscepolo, o la bontà d’animo delmaestro. Del valore oratorio delBorgo non abbiamo a stampa chesoli due saggi : la Orazione fune-bre di Clemente XIII, e il Pane-girico di s. Ignazio. Quest’ultimofu ristampato più volte e semprericevuto con grandissime lodi; allequali però ci sembra eh’ ei restimolto di sotto. L’esordio poggia surun solisma. Il Borgo dice che vuolfare di un soggetto vecchio, com’èla gloria data a Dio da Ignazio erenduta a Ignazio da Dio, un pa-negirico tutto nuovo ; e ciò perchè,sendo stato un tempo gesuita, enon essendolo ora più, ei potràparlare di quelle glorie con cono-scenza di figlio e con libertà distraniero. Ma come mai potea dir-si straniero ad Ignazio chi ne aveadeposto l’abito, ma non lo spirito;abbandonato il chiostro , ma nonla regola ; chi non mai volle di af-fezione fallir al suo ordine? Leg-gendo poi il Panegirico, ne piaceveder raggruppati nel primo punto