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poteva fare per essi, e che buonconsiglio era quello che loro davadi ritornarsene d’onde eran partiti.
II giovane Bodoni prima di lascia-re Bonia volle se non altro recar-si a visitare la stamperìa di Propa-ganda , della quale suo padre gliaveva narrato le maraviglie, si pre-sentò al Soprantendente della me-desima ab. Costantino Ruggieri,mostrò politezza di tratto, disse ilpoco ch’egli sapeva, e chiese ed ot-tenne la non sperata fortuna d’es-sere in essa accolto ed impiegatocome compositore.
Non istette molto tempo a farsiconoscere giovane da tenerno as-sai conto, ed a meritarsi d’esserentrodotto presso il Prefetto deliaPropaganda il Cardinale Spinelli,il quale lo insinuò tosto al Colle-gio della Sapienza a fine di appren-dervi le lingue orientali per quel-lo che occorrer può all’ eserciziodella tipografia. Si eccellente riu-scita fece che valse egli solo a com-porre un Messale Arabo-Copto, edun Alfabeto Tibetano con tantasoddisfazione dell’ ab. Ruggierida ftr imprimere nell’ opera stes-sa le onorevoli parole : Roinae ex-cudebat Iohannes Baplista tìodo-nus Salutiensis MDCCLXll. Perun giovane desideroso di fama nonv’ ha mercede che valga quellad’ un publico pegno di estimazio-ne simile a questo. Stavano da lun-ghi anni polverosi nella Propagan-da i punzoni de’caratteri orientaliche il Pontefice Sisto V aveva fat-ti scolpire in Parigi da Garamonde Bebé, e fu giudicato a propositoil Btdoni per pulirli e ordinarli.Li pali, li ordinò, e ad un tempoinvogliò di tentare egli pure il ce-sello. A’ primi sperimenti non riu-scì panto, ma rinnovandoli con in-sistenza pervenne finalmente a far-si gettatore, e ad apprestare fregi,majuscole fiorate, ed un caratteregaramone che s’ebbe larga appro-vazione dagl’ intelligenti. Erano
di già passati alcuni anni di tiro-cinio quando av venne nel 1766 lasciagurata morte che diede a sestesso il Soprantendente Ruggierisuo protettore e suo amico, e tan-to cruccio ne senti l’animo del Bo-doni da divenirgli allora insoppor-tabile il soggiorno di Ruma , e daaccogliere le prof erte che gli ven-nero fatte d’ impiego a Londra .Lasciata Roma tornò a Saluzzo perdire addio a’ suoi parenti primadi abbandonare 1 ’ Italia, ma in pa-tria cadde ammalato, ebbe d’ uo-po di lunga convalescenza, e que-sta mise egli a profitto gittandocaratteri che piacquero a’ tip ogralìdel Piemonte, che sparsero famadella sua abilità , e che lasciaronocampo al celebre padre Paciaudi( dal Bodoni conosciuto già in Ru-ma, e poi passato Bibliotecario inParma ), di proporlo a direttore diuna Stamperìa che si volea in Par-ma erigere non inferiore ad ognialtra più cospicua d' Europa.
Larghe condizioni vennero of-ferte e dal Bodoni accolte, C giànel 1769 1 ’ Officina ini pressoriaera fornita di ottimi torchi e dicaratteri della parigina getteria diFournier. Sollecita cura del Diret-tore si fu quella di non aver d’ uo-po di ricorrere fuori d’ Italia perprovvisione di materiali, e ben po-tè riuscire in due soli anni a mo-strare il travaglio delle proprie suemani dando in luce un saggio ti-pografico, intitolato : Fregi e Ma-juscole incise e fuse da G lamia-tista Bodoni ; t’arma, 1771 in 8. ;saggio distribuitosi tosto in dono,e corredato di erudita prefazionescritta dal tipografo stesso a difesadi un’ arte che precipuamente fio-rì in Italia, la quale Italia non erapur nominata dal francese Four-nier in una Dissertazione alloradata alle stampe. Conteneva que-st’ Opuscolo alfabeti latini e gre-ci modellati su’ begli nostri an-tichi esemplari, ed è stato, a così