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[Volume primo e volume secondo.]
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punto desiderare nè le splendideinglesi di Foulis e di Baskerville,nè lo francesi del Louvre e di Di-dot. Ne tributò alcuna al Ponteficeregnante , il quale gli scrisse Bre-ve onorevolissimo, e gl’inviò indono medaglie d’ oro e d’ argentoindicanti gli avvenimenti più me-morabili del suo pontificato. Al Redi Spagna Carlo IV dedicato aven-do la Gerusalemme sopraccenna-ta, in guiderdone s’ebbe la no-mina di suo Tipografo di Came-ra con annua pensione di ùooo rea-li, dichiarando che gli vernano as-segnati senz’ obbligazione di sorte alcuna. Consacrò al suo Sovranoil reai Infante di Parma Ludo-vico Borbone il celebre libro DeJmitatione Chrisli, i cip in granfoglio per fargli conoscere cheun’ edizione eseguita nella regiacasa di lui potea stare al parago-ne d’ altra splendidissima dell’ o-pera stessa fatta dal Didot in Pa-rigi, e per comprovare ( scrivevail Bodoni al Ministro di Stato inParma co. Cesarti Ventura ) ogno-ra più eh' io mi studio a renderParma superiore in tipografia aqualunque più rinomata città d'I-talia. Da Parigi però, quando ap-punto era più salito in alto il no-me del Bodoni, vennegli motivod’ aspro travaglio, poiché si feceromeritate ma indiscrete censure al-la sopraccennata edizione del Vir-gilio , osservato avendo esserne lastampa scorrettissima. 11 tipografoparmense notò a sua difesa eh’ era-no passati in Francia esemplari tra-fugatigli con fogli e carte non ri-vedute o non licenziate da’corret-tori , in ogni modo l’accusa nonpassò senza taccia, uè forse lenitivobastante sanigli stato la visita ch«in Parma allora gli fece il co. diProvenza ( poi Luigi XVIll ), ral-legrandosi seco lui che dirigesse lapremière imprimerle du monde.

La tempestosa rivoluzione fran-cese cacciò nel 1796 le falangi re-

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pubblicane in Italia, le quali fecerdi Parma una delle loro prime con-quiste. Bodoni lungi dall’tìssere in-volto nelle comuni sciagure nonebbe che occasioni di cogliere nuo-vi allori. Non pochi generali gareg-giavano in festeggiarlo, ed i sem-plici soldati ricorrevano alla suastamperìa ansiosi di possedere e diriporre nelle loro valigie una qual -che carta almeno che loro mostras-se caratteri bodoniani in istampa.Il censo del Bodoni s’accrebbe nonpoco, ed in tempi calamitosi, co-in’ erano quelli per 1’ universale,nell’ atto ch’egli provvedeva a’pro-pri vantaggi mi rendo utile ( scri-veva al cav. d’Azara j a non indiffe-rente numero di famiglie parmi-giane , poiché quantunque al pre-sente non si vendano libri , pure focircolare annualmente poco menodidue mila zecchini. Egli venne inquel tempo ascritto al ruolo de’pro-prietarii di terre, comperato aven-done una tre miglia distante duParma, detta II Pozzetto. Andavalieto di quest’acquisto, e sentendo1’ età che cominciava ad aggravarsidicea a’ suoi amici, di non altro ca-lergli ormai fuorché di pubblica-re di nuovo il suo prediletto Ma-nuale tipografico per poi ritirarsiin quella villa, sulla cui porta d’in-gresso avrebbe fatto scolpire: Par-ta Labore quies. r> Sogno ridente,t> soggiugne qui il signor de Lama» suo diligente biografo, che maiper lui non divenne reale,poiché55 oltre una giornata non lo vedern-7> mo fermarsi in quell’amenissima55 terra”. Richiamato l’anno 1798per privati suoi affari a Torino,singolari furono le accoglienze chev’ ebbe dal re Carlo Emanuele, eda’ soggetti più distinti della ca-pitale. Dopo Torino si fu premu-roso di passar ancora una volta avisitare la sua Saluzzo, ed ebbe adire d’ avere potuto sperimentarein persona che non è sempre veroil proverbio che nessuno è profeta

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