tabacchiera, e del suo ritratto en-tro a contorno di grossi diaman-ti. All’ Orazione Domenicale bo-doniana , divenuta un arnese daregalo in mano del Viceré, volle1 ’ illustre Vice - Presidente dellaRepubblica Cisalpina Conte Melziche altro più stupendo arnese dalRodoni si allestisse, ma tale da of-ferirsi ad un Bonaparte, allora pri-mo Console. Pensò il Tipografoche basterebbe il rendere quantomai si potesse sontuosa la stampagià ideata della Iliade d ’ Ome-ro , la quale in fatto dopo dueanni condusse a compimento nelsolo testo greco , e pubblicò nel1808 in Ire volumi in gran foglio.Due soli esemplari ne furono im-pressi in nitidissime pergamenedi Augusta, uno de’ quali vennerassegnato a Napoleone divenutoImperatore, e l’altro passò in pote-re del Viceré, lln degno ammira-tore francese de’ lavori tipografi-ci di Bodoni, il eh. A. Agost. Re-nouard, esaminata avendo quest’e-dizione, gli scrisse da Parigi : Cesexemptaìres sur velia réunissenttous les genres deperfeelion. L’Im-peratore, che aveva anche avuto inomaggio il Bardo del Monti dal ti-pografo impresso nel 1806, s’eraper lui mostrato si bene dispostoche quando Pietro Didot gli pre-sentò la sua edizione delle Opered’ Alfieri , Napoleone ( cui d’ al-tronde non andava a grado il tra-gico italiano ), sciamò: Eh chemi parlate voi d' Alfieri! Ched' edizioni ? Guardate il Bardo diBodoni, e come si stampa in Ita-lia. Il pegno di gradimento che glidi ò si fu r ordine della Legione diOnore, una pensione di 5 ooo fran-chi, ed oltre a ciò egli colse 1’ occa-sione d’altro tributo dal Bodonifattogli per la nascita del Re di Ro-ma d’ un graziosissimo libro: GliScherzi poetici e pittorici di Gio.Gherardo de Bossi, in foglio, perfargli sborsare 18 mila trancili,
dichiarando che potrebbero servir-gli a sussidio nella stampa di alcu-ne opere classiche di autori fran-cesi. Qui giova dire che di trattisì generosi Napoleone Bonapartenon ha dato prove in Italia al soloBodoni, mentre in più larga copiaancora ne godettero i nostri piùgrandi ingegni o artisti o scienzia-ti, un Appiani, un Canova, unVisconti, un Oriani, un Cesarotti.La stampa dei Classici francesi èstata posta sotto la tutela del ReMurat di Napoli, perché servisserole opere per educazione del Prin-cipe reale, ed ebbe il Bodoni an-che da quel sovrano compensi pe-cuniarii e la croce dell’ Ordinereale delle due Sicilie.
Ogni cosa correva propizia alRegio Tipografo, di maniera chepochi suoi contemporanei possononoverarsi saliti a tanta auge, e ri-colmi dì tante onorificenze. Eglieffigiato da Appiani, dipinto alle-goricamente da Bossi, scolpito inmarmo da Antonio d’ Este e daComolli, coniato in medaglia daManfredini, intagliato in varieforme in rame da Rosaspina e daaltri valenti, egli a Roma innalza-to in busto al Campidoglio tra Al-fieri e Beccarla, egli ascritto alleaccademie più illustri, egli visitatodai personaggi più eccelsi, e nonper valentìa d’arte soltanto ma perqualità fisiche, per pregi moraliegli festeggiato dovunque. Sì av-venente e ben formato era dellapersona che la prima volta che1 ’ ab. Parini il conobbe in Milauoebbe a sciamare: Capperi, madrenatura formio pure di voi una ma-gnifica edizione! Era nobile neltratto, veritiero in ogni suo paro-la ed azione, iroso per tempera-mento ma facile a mansuefarsi,sempre poi accorto nel guadagnar-si f affetto altrui. Venuto a tardaetà, dissestato nella salute, sorda-stro e infermo di gota , s’ appa-recchiò da religioso e rassegnato