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raffreddato dalla fatica d’indovi-nare quel capo lavoro già intera-mente guasto dal tempo e dai ri-stauri ), sia perchè la diuturna suadimora nel refettorio delle Gra-zie, ove esistono quegli avanzi, re-so umido dalla aumentata altezzadel terreno all’ intorno, gli cagio-nò una grave malattia, della qua-le, sebben ne guarisse, in lui ri-masero i germi di un male chedopo alcuni anni doveva condur-lo al sepolcro. Conseguenza deglistudi e delle ricerche fatte intor-no ad opera sì insigne ed alle suecopie, fu il Trattato che ne diedecol titolo di Libri quattro sul Cena-colo di Leonardo da Finci, editodalla stamperìa reale in Milanoitilo. Questo riuscì un capolavorod’erudizione e di giudizio artisti-co, ed eziandio un modello di belìoscrivere. La critica che sotto al ti-tolo di Osservazioni a’ suoi quattrolibri venne immaginata e compostacol segreto concorso anche di per-sone insigni nelle arti, i cui nomipasso aneli’ io volontieri sotto si-lenzio, è un nuovo esempio delpoco conto in cui devonsi tenerecerti giudizii dei contemporaneitroppo spesso dettati da persona-lità e da amor proprio, da cuigli uomini, anche grandi in unascienza od in un’ arte ma scarsidelle virtù dell’ animo, sono do-minati.
Fu un altro istante perduto perle arti quello, che colle Postilleanonime a quel libercolo edite nel1812 egli spese a far conoscere atutta evidenza la malignità e le in-conseguenze di cui esso ridondava.La sua copia in vero aveva lascia-to qualche cosa a desiderare nel-1’ effetto generale del colorito, edi suoi avversarli erano stati lietidi poternelo attaccare anche daquesto lato; ma intanto il suo qua-dro, miracolo di disegno, si esegui-va cou ardore in mosaico, ed il pos-sesso del cartone, fatto per norma
del disegno, veniva vivamente di-sputato fra il re di Baviera ed ilprincipe Viceré d’Italia suogene-ro, cui rimase tal capo lavoro. Isuoi Quattro Libri tanto aggra-dirono al celebre Goethe che pen-sò farne un estratto.
Nello stesso anno in cui vide laluce l’opera sul Cenacolo per mez-zo della stamperia reale, egli in-dirizzò un’Epistola in versi all’ar-chitetto Zanoia successogli a se-gretario dell’accademia, con cuise da un lato si mostrò illumi-nato e sempre tenero pel proprio-paese, porgendogli ottimi consiglisui miglioramenti di fabbriche edoggetti di decoro e salute pubbli-ca ( di cui allora specialmente ab-bisognava, e che in gran parte poivennero mandati ad effetto), dal-l’altro lato colla eleganza e collaforza dello stile, e colla squisitez-za ed originalità dei pensieri ondesvolse quell’argomento, per sestesso arido, mostrò come a nessu-no egli fosse secondo nel difficilearringo poetico.
Non lontano siccome era il Bos-si dal suo tramonto, pure dovevaancora sviluppare un’attività sor-prendente, e far l’ingegno di luisfavillare di vivissima luce. Le le-zioni teoriche per la sua scuola, al-la cui lettura concorrevano perso-ne distintissime nello arti o nellescienze,- la storia de’ più distintiartisti Lombardi,che a compensar-li della poca cura presa per essi dalVasari stava scrivendo, e della qua-le mostrò a’suoi amici il primo vo-lume già pronto per la stampa ; laillustrazione delle sculture di A-gostino Busti ; la vita di Leonar-do da Vinci per 1 ’ opera de’ ses-santa illustri Italiani, per la qua-le, oltre a discorsi somministrò al-tresì il disegno del ritratto di Leo-nardo stesso, e quelli dell’ Alberie di Dante a lui prediletti ; alcu-ni disegui per le medaglie coniatedalla zecca di Milano ; un dhegno