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[Volume primo e volume secondo.]
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villaggio di Calalzo, parrocchia diPieve di Cadore . Possa un inge-gno così sventurato e straordina-rio contemplar perennemente nelCielo le bellezze di quel Creatore,di cui le opere prodigiose meditòe celebrò sulla terra.

N. N.

GAUDENZI ( Pellegrino ).Nacque in Forlì ai tre di gnignodel 1749- I genitori di Ini traeva-no la vita in quella onorata me-diocrità di fortune , che non con-cede, nò manco ai fanciulli menoassennati, di trasandate il pensie-ro del proprio avvenire. Il Gan-denzi, incamminato pel sacerdo-zio cui successivamente abbracciò,diede principio alla sua educazio-ne letteraria nel patrio seminario,ove, chiamatovi da Padova, inse-gnava belle lettere l’abate Giam-batista Ramanziui, grande ammi-ratore del 'Cesarotti. Dal maestroudì il Gaudenzi molto per tempole lodi dell'Ossian, e dalla propriafantasia si trovò facilmente rapitoad amare quel poeta sopra quantigli erano offerti dalla classica an-tichità. E da notare che l’entusia-smo onde sentivasi infiammare ilGaudenzi pel bardo scozzese eraprovato a quel tempo, dove piùdove meno, per tutta Italia. Il nu-mero di quelli che fanno cipiglioad ogni novità, buona o trista chesia, è si può dire contrappesatodal numero di coloro che le fannobuon viso; e tuttoccliò lo smodatoe lo strano nou siano mai nuovi,generalmente parlando, ci hannoalcune particolarità di luoghi, ditempi, e d’ altro aucora , che pos-sono farli credere tali. La stagionein cui l’Ossian comparve deve por-si fra le cause che resero più effi-caci le bellezze che hanno purein se que’ poemi, e meno sensibi-li, o facilmente scusabili, i difetti.Dopo che alcuni nobili ingegniebbero riscattato le lettere dalla

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corruzione secentistica, durava iltimore della stravaganza passata ,e , come suole presso che sempreaccadere, questo timore facevasiincitamento ad incorrere nell’ e-stremità opposta di una esanimeregolarità. Per altra parte le men-ti e gli animi Lutti bollivano inquel fermento di trasmodate opi-nioni ed affetti, che scoppiò e sidiffuse per tutta Europa con tan-to vana rovina; da cui ne nasceva,che una poesia torbida, minaccio-sa, tonante, fosse, come dovrebbeessere sempre quest’arte, l'espres-sione dello stato attuale della so-cietà. Il giovinetto Gaudenzi, nel-la confidenza propria della sua età,aveva di già immaginato un sog-getto di poema ; quello stesso sog-getto della nascita di Cristo, eliopiù maturo d’ anni trattò e diedein luce, e di cui avremo minuta-mente a parlare fra poco. Ma nonsembravagli di potersi accingereal lavoro senz’ avero in prevenzio-ne fatto acquisto di cognizionimaggiori, e condotto il propriogusto ad altra perfeziono dì quel-la gli era conceduto ottenere nelpatrio Seminario. In questo pen-siero, non allettato dalla offerta dientrare maestro fra quelle stessepareti ov’ era stato scolaro sino aquel giorno , o di prendere ad e-ducare il giovinetto de’Paolucci,famiglia delle cospicue in Italia ,parte nel 1775 di Forli, e si recaa Padova per imparare egli stesso,anziché insegnare ad altrui. InPadova dimorava quel Cesarottiche aveva dato all’ Italia 1 ’ Ossiantradotto; tanto bastava perchè ilGaudeuzi agognasse a farsi pado-vano. Lasciando stare le conside-razioni rigorosamente letterarie,e limitandoci a quelle che riguar-dano l’uomo, non possiamo nega-re che questa animosa deliberazio-ne del giovinetto Gaudeuzi nondesse indizio di un’indole, chepunto non era delle comuni. È