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fàcile a pensare oltre a ciò comeil Cesarotti, naturalmente incili—nevole a proteggere i giovani dibelle speranze, ed accensibile aquanto un'azione poteva avere dinobile e di pellegrino , rimanessecompreso di maraviglia e di allet-to a questa ingenua dimostrazionedi stima e di devozione tributata-gli dal Gaudenzi. Sei prese ad a-mare e instruire come figliuolo, ea farsi tromba della gloria di lui.Non ci voleva meno della famagigantesca del Cesarotti a far ta-cere nel padre del giovane il cor-ruccio, cagionatogli da quella par-tenza ; e fu in forza soltanto diquella fama eh’ egli acconsentì aprovvedere il figlio di qualche da-naro, anziché lasciarlo, come aprincipio aveva minacciato, sprov-veduto d’ ogni soccorso. Tuttequeste circostanze, le quali hannoriscontri molto somiglianti nellevite di quasi tutti gli nomini se-gnalati in qualche arte, sembrava-no quasi altrettanti avvisi al Gau-deuzi a stimarsi chiamato a tene-re un seggio distinto fra i coltiva-tori delle lettere italiane. Ma inlui, o fosse timidità, o sentimentoprofondo del bello che il rendessedifficile nel giudicare de’ proprilavori, nulla vi avea della giovani-le impazienza a metter fuori lecose proprie; per cui quantunquei letterati di Padova, e il Cesarottia capo del coro , il tacciassero dipusillanime ritrosia, egli in luogodi comporre libri badava a studiarein quelli degli altri, o se pure al-cun che componeva, sì il facevache i suoi lavori fossero credutimeglio abbozzi ed esercitazionidi studioso, che finite produzionidi letterato. M’ indugio volentieria discorrere della vita privata edegli studi del Gaudenzi però chequindi più ancora che dalle sueopere, mi sembra che ne possavenire utile esempio alla gioventùavviati! per questo cammino. Oltre
al resto aveva sortito il Gaudenziun naturale timido e malinconico,molto proprio alla poetica vocazio-ne. Scrisse taluno che f amoreeh’egli pose all’Ossian si abbia aripetere la gran parte da siffattadisposizione dell’animo suo, il chepuò esser vero, come vero può es-sere ancora che lo studio dellepoesie dell’Ossian concorresse a piùsempre rinforzare quella primadisposizione. Ciò vediamo pressoche in tutti gli uomini ; si afferra-no a quello tra gli esercizii dellavita che trovano più corrisponden-te al loro gusto nativo , e coll' an-dare del tempo ritemprano il pro-prio gusto in ragione di quegli e-sercizii. Un’altra dote molto no-tabile nel Gaudenzi si fu la tena-cità del proposito, con cui vagheg-giato, come s’è detto , al primo u-scire dei vincoli del Seminario ilnatale di Cristo a soggetto di unpoema, non si staccò più da esso ,tuttoché nella conversazione deidotti di Padova udisse continua-mente magnificare e proporre co-me soggetto più confacente ad e-pica trattazione la scoperta del-l’America, le guerre di Fiandra,o altro tale strepitoso avvenimen-to de’ tempi moderni. Non è quiluogo a discutere quale di tali sog-getti meritasse la preferenza , masi può bene affermare, veduto ilmodo tenuto dal Gaudenzi nelcondurre il suo lavoro , e di cuiportava la stampa immutabile nelproprio intelletto per anni ed an-ni, che assai ben fece ad attenersial suo prediletto. Il Natale di Cri-sto, ben lungi dall’ essere conside-rato da lui nell’ampiezza necessa-ria ad un’ epopea , e con tutte leparticolarità necessarie, gli si pre-sentò condensato in brevissimospazio, ed ommesse tutte le partiintermedie, a quella guisa cioè chesi usa dai lirici; sicché meglio chepoema , ode, o inno , o altro talepotrebbe chiamarsi, se non fosse