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[Volume primo e volume secondo.]
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ostacolo ad una tale intitolazionela lunghezza inusitata in similicomponimenti, e la divisione percanti, che metterebbero pausa incomponimenti che vogliono pre-sumersi dettati tutti d’ un fiato.Fu adunque per ricambiare conpari entusiasmo il volontario esilioche prese il giovanetto dalla suapatria per farsegli discepolo , chedi lui, fatto autore del Natale diCristo, scriveva il Cesarotti le se-guenti parole: in un campo tantosterile per la poesia , quanto au-gusto per la religione , il nostrogiovine autore seppe cogliere unlauro degno di Milton. Se il poetainglese introdusse nel suo poemaepisodii che certo non corrispon-dono all’ altezza dell’ argomento,errore da cui, come vedremo india poco, sebbene in campo assaipiù ristretto, non andò esente nep-pure il Gaudenzi, mostrò per al-tro di aversi fatto un più giustoconcetto dì ciò che vuole la poesianarrativa. Far sentire raccolti co-me in un punto gli effetti di unfatto solenne ciò non è ufficio del-1’ epica ; la quale con moderata e-stensione ama anzi di risalire allecagioni più remote, e in certa gui-sa accompagnarsi alla storia, e ilcui procedimento, piuttosto checoncitato e interrotto, domanda diessere grave e continuo. Fu notatada critici l’inoperosità di Satanae della Colpa dopo un lungo cam-biare fra essi di pompose parolesul principio del poema, e nonmancò chi all’incontro credessedi trovare in quella inoperositàstessa alcun che dì sublime. Siao no sublime il cianciare senza farnulla, di che non contendo, certonon sarebbe sublimità desiderabi-le in un genere di poesia il cuiprincipale fondamento è l’azione.Il viaggio che si fa fare ad Adamoaspettante nel Limbo il celesteRiparatore sino al presepe di Be-telemme ha del nobile e dell’affet,-

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tu oso ad un tempo; ma sa del tri-viale, o che m’inganno, che un’an-giolo della coorte venuta a pigliar-si l’antico padre dimentichi loscudo, ov erauo impresse le futu-re glorie della chiesa di Cristo.Ciò visibilmente s’immaginò dalpoeta perchè l’ombre degli altripatriarchi non restassero, mentrel’altro viaggiava per Betelemme,all’ oscuro di ogni cosa ; e perchè,vanamente provatisi a dicifrare leallusioni delle misteriose figuredello scudo, potesse Adamo dopoil suo ritorno far chiara ogni cosa,e Davide, anch’egli presente, rom-pere in que’vaticini che gli eranofamiliari, e da’quali si chiude ilpoema. Chi consideri però il resto,dirà esser questo fra i rari casi, sepure non sia irragionevole la cen-sura, in cui con mezzi non affittolodevoli si ghigne a buon fine.Rimarrà poi che l’invenzione del-lo scudo figurato non entra nelnumero di quelle continue singo-larità che taluno vorrebbe trovarenel poema del Gaudenzi, poiché,oltre gli antichi d’Omero e di Vir-gilio, evidentissima è la relazionecon quello di Michele nel Para-diso perduto, ove appunto si leggeda Adamo la redenzione futura.Vide la luce il poema del Gauden-zi per la prima volta in Padovanel 1780, e l’applauso con cui venne ricevuto fu proporzionato al-l’impazienza con cui fu atteso,ciò che non è molto frequente, alcalore ond’erano infiammati intutte le loro opinioni gli scolari egli amici del Cesarotti, e alla pre-valenza pressoché assoluta di talmaestro nelle lettere italiane diallora. In seguito il fervore del-1’ammirazione si andò a mano amano scemando, e il numero dellesuccessive edizioni mostrò che lostrepito ond’era stata accompagna-ta la prima da contemporanei nontrovava nella posterità una pienacorrispondenza. L’invenzione non