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[Volume primo e volume secondo.]
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n abbia fra’suoi scritti lasciato qual-51 che abbozzo di questo da sé ar-si chitettato layoro. n

Giuseppe Vedova.

GRANA.il A ( Gio. Stefano ),erudito nacque io Genova il i 3 di-cembre 1697 di Giuseppe ( unode’segretari di quella repubblica)e di Angela Costa, onesti genitori,i quali educaronlo con molto amo-re. Fece i primi studi nel collegiodel Gesù, e li proseguì in quellodelle Scuole Pie con tanta celeri-tà, che a’quattordici anni venutoalla rettorica potè mandare a men-te la Storia di Tito Livio, e adimitazione di quel sommo esem-plare coucepi il disegno della suaStoria di Roma, che manoscrittalasciò in Mantova. Diede suo nomea’ cherici regolari minori degl’in-fermi, e fu posto a studiare filoso-fìa e teologia : nel che yenue tosipresto innanzi, che dato pubblicoesperimento del suo valore meritòed ebbe di leggere filosofia nel col-legio di s. Gregorio di Bologna. Permotivi di salute tolto alle fatichedella scuola, non intermise gli stu-di ; ma si applicò alla geogralia ematematica, alle lingue greca edebraica, e ad ogni maniera di sto-ria, specialmente sacra. Venuto aRoma fu tra gli arcadi QuuliscoCedroniano , cd ebbe letterariocommercio colle più celebri acca-demie di Europa, e tra es^e conquella di Parigi ; potè in una Solanotte dettare una erudita disserta-zione sulla Istoria Romana controun autore francese. Fiorendo nel-l’amore di tutti pei molti pregi sìdella mente che del cuore, fu al-tresì nella grazia de’ cardinali Bor-ghese e Parafil i: al primo de'qualidedicò la sua dissertazione sulforUgine di Roma, che a’ couforti delmarchese MafFei vide la luce (1) ;

(1) DtltAntichità cd origine di Ro-ma, dissertazione istorica ec, (Venezia

1704, in 4. ).

come la videro alcuni da’ suoi Pa-negirici. Passò a Mantova, e fumaestro ai figli del principe IVAr-mestat, in onore del quale stampòun componimento per musica. A-vea dato mano ad un Opera de la-cis theoLogicis ; ma sul più hello loprevenne la morte sendo in Man-tova nel collegio di s.Tommaso il 16gennaio 1705, e fu vittima di unafebbre maligna, eh’ esercitando ilsuo santo istituto avea contrattanell’ influenza di quell’ anno.

D Vac coli ari.

TERRANEO (Gian Tommaso),nato in Torino nel 17 li di fami-glia originaria del principato diOneglia, mori nella stessa città ilad di luglio 1 77 1, e fu sepolto nel-la chiesa di s. Dalmazzo.

Lorenzo suo padre fu celebranotomista. Se fosse lecito di tra-sferir l’idea di quell’arte dal fisicoal morale, dai corpi umani allastoria delle nazioni, dir si potreb-be in un certo modo che GianTommaso ritmava delia professio-ne paterna.

Il primo secolo della storia dellaMonarchia di Savoia era iuvolloin dense tenebre sparse dapprimadai cronisti che scrissero in tempid’ignoranza e di barbarie, accre-sciute poscia da quei medesimi cheavean tolto l’impresa di diradar-le ; come sarebbe Filiberto Fur-gone.

Nodo fra gli altri avviluppatoera quello dal matrimonio di Ade-laide figliuola di Odelrico .Manfre-di marchese d’Italia e conte diTo-rino con Oddone, figliuolo d’ Um-berto Biancomano , progenitorede’principi di Savoia; mercè delqual matrimonio la stirpe angustade’ nostri Sovrani erasi fatta ita-liana ed avea fin d’allora con for-te braccio governato le porte diquesta famosa penisola, il Terra-neo recò entro a quelle tenebrela luce di una vasta dottrina,d’uu