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reniforme a’suoi desiderii, un fi-gliuolo. Non potè vegliarne l’edu-cazione, come avrebbe bramalo, ecome avrebbe senza dubbio sapu-to per eccellenza , essendo venutoa morte non più che tre anni emezzo dopo la nascita di quello ,l’anno l'j'jS, dell’età sua sessage-simosesto.
De’ suoi letterari lavori, e pei.quali è ragione che si trovi regi-strato tra gl’illustri italiani del se-colo xviii, il principale è un poe-ma in tre libri, e in versi scioltisopra 1’ Uccellagione. In questopoema è da osservare in primo luo-go la scelta dell’argomento, nonprima trattato, e degnissimo ditrattazione. Commendevole in se-condo luogo è la continua rettitu-dine de’ sentimenti, e un certocolore di bontà che abbellisce tut-te le immagini. Dagli oggetti sen-sibili si fa sempre scala il Tirabo-seo agl’incorporei, e quindi quasitutte le sue descrizioni terminanocon quella nobiltà e quell’ all'ettoche sono compagni a chi sa dallacontemplazione del mondo este-riore tornare sollecito all’ interio-re, e dal ragionevole studio d’arn-bidue trarre quel pieno accordodi osservazioni che solo può con-tentare l’anime belle e gl’ingegnielevati. Quanto ha relazione allasua villa, e alla sua famiglia è ciòche v’ha, forse, di più bello nellasua poesia. Quanto allo stile essoè nel generale corretto ed elegan-te, non però di quell’ultima cor-rezione ed eleganza a cui sarebbegiunto quando il Torelli, a cuil’autore aveva destinato mandarloperchè il rivedesse, gli avesse du-rata intorno quell’ amorosa faticache fece sparire non poche men-de dalla Riseide dello Spolverini.Principale difetto di cui si acca-giona l ’Uccellagione si è il diver-tire soverchio in descrizioni , senon affatto estrinseche, nè mancoquanto conviene annodate coll’ar-
gomento. Di ciò, più che altro, sipone ad esempio il libro primo,nel quale descritti sono bensì e lacampagna ove si viene ad uccella-re, e molti degl’ingegni che sonoall’uccellare opportuni, ma del-l’uccellagione in particolare, onessuna , o che appena si diconopoche parole. Anche gli episodi!degli altri canti, vaghi quantunquee adorni di poetiche bellezze, nonsono felicemente innestati nel poe-ma, e fanno, col confronto che nefa 1’instrutto lettore , sentire piùvivamente la mancanza di altriepisodii che 1’ argomento avrebbepotuto somministrare.
Non è sola 1’ Uccellagione chetenesse occupata la musa del Ti-rabosco. Parecchie poesie di varioargomento compose, e pubblicòcolle stampe, ma di queste, tutto-ché non mancanti di pregio, nonè necessario al biografo di far lun-go ricordo. E‘ necessario bensìche almeno si accenni il volgariz-zamento della Sifilide del Fraca-storo, per cui fu tolto lo sconcioche di un’opera insigne, compostada poeta veronese in lingua lati-na, non vi avesse fra le molte ve-runa traduzione concittadina. An-teriore al Morando ed al Perazzitiia sentire la necessità di una inter-pretazione ad uno degli oscuripassi della Divina Commedia , senon felice nel ritrovare la vera,fu il Tirabosco, pubblicando unasua Considerazione, così da esso èchiamata, sopra la Concubina di7'itone antico. Di che si conoscequanto studio ponesse egli nel piùreverendo de’ nostri classici, intempo in cui non era venuto an-cora alla moda il riporre anche laruggine in reliquiari.
Detto della vita sua e de’ suoistudii, chiuderemo con qualcheriga del cav. Ippolito Pindemonteche ce ne dà il ritratto morale.Visse contento del proprio stato ;buon cittadino visse , buon marito ,