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Castiglione della Peseaja a lagu-na di acqua salsa per uso di pe-sca alla maniera di Cornacchia ,con Appendice , Sommario, e duevoti del celebre Eustachio A a not-ti di Bologna , e dottor DomenicoBartolini prof, nell' Università diSiena ; Eir. Stamp. Bonduccia-na, 1785.
li. GìMBA
GHIRARDELLI (Francesco).Nacque Francesco Maria AntonioDelfo Ghirardelli a Busseto, terradel Parmigiano, il 9 maggio del, di Marco, e Marianna An-guisola di Piacenza. Quanto a no-biltà di natali egli li aveva sortiticon siffatti genitori, ina non eranocorrispondenti le fortune. Entrònel collegio che i Gesuiti teneva-no appunto in Bnsseto , e comin-ciò quivi subitamente a dar segnod'ingegno svegliato e di non pocaiuclinazione alla poesia. Avevaappena tocchi i quindici anniquando lasciata la patria si tramu-tò in Brescia dove i Gesuiti ave-vano un’altro, e assai riputatocollegio, ad impararvi filosofia.Tra i maestri in questo collegiov’era il celebre Bettinelli, e toccòcptindi al Ghirardelli di udirne lelezioni. Domanderà taluno chenorme di gusto poteva ritrarre ilgiovanetto dall’ autore delle lette-re virgiliane; io, che non ho puni-to amore a quella beffarda lettera-tura , vorrei rispondere tuttavia ,che di molti, i quali a’dì nostrifuriosamente adorano rAJlighieri,più forse gli rese giustizia nel suosecreto quel Bettinelli, che a sfog-gio di bello ingegno pubblicava lelettere surriferite. Ciò per altronon iscema la taccia d’irriverenzaalle solistiche osservazioni dell’a-bate. Allevato ne’ collegi de’ ge-suiti, e da questi adocchiato comeuomo che poteva farsi ornamentoal loro ordine, era il Ghirardelliin procinto di prender l’abito,
fatto di già il noviziato in Novel-lar» noi naodonesc, quando l’anno1768, contandone egli ventitré,scoppiò nel Parmigiano il nemboatterratore dell’ arbore Lojotea.Non per questo si rimosse il gio-vane dal pensiero di mettersi perla via sacra , e se non poteva ge-suita , volle almeno esser prete.Venne adunque da moni. Bajardivescovo di S. Donnino ordinatosacerdote. L’eloquenza del perga-mo ebbe allora le principali suecure, e trovo fatta memoria di al-cune sue orazioni, quelle a cagiondi esempio per s. Luigi e pel bea-to Loreuzo da Brindisi , recitataquest’ ultima nella badia di Fon-tevivo alla presenza dei duchi donFerdinando e donna Amalia, e unaterza nell’ esequie di quel mons.Bajardi che abbiamo tostò nomi-nato. Parve ai sovrani di Parmache il posto, occupato già nel lorocollegio ducale dal Granelli, dalBettinelli e dal Roberti, si terreb-be dal Ghirardelli con pari onore,e fu quindi eletto a maestro acca-demico. Era obbligo di un tale uf-ficio il dettare le così dette Acca-demie , e alcune rappresentazioniteatrali recitabili dagli alunni ,quindi con esclusione delle don-ne. Le note tragedie del Granellie del Bettinelli, per tacere dellemen note, erano state compostecon questo intendimento. Ancheil Ghirardelli, oltre il travagliarsinella lirica, calzò il coturno e die-de al teatro accademico di Parmail Focione, il Catone ed il Socra-te. Per onorare poi una illustrefamiglia, a cui era legato di vene-razione e di affetto, compose V U-berto Pallavicino, recitato sullescene di Venezia e di Brescia, estampato nel giornale scientifico-letterario chea que’giorni pubbli-cavasi in Parma. Certo mostre-rebbe soverchio rigore chi mettes-se queste tragedie a riscontro delSaulle o della Mirra, ma possono