regger* il confronto del Serse edel Melesind'j. Dal collegio fu lie-ve il passaggio alla cattedra di poe-sia nella Università. Ciò che si ri-chiedesse a quel tempo dai profes-sori di quest’arte è ornai noto atutti, e il Ghirardelli era tale dasaper avanzare le richieste del suotempo, non che soddisfarle. Ven-nero in questo mezzo i politicicambiamenti che mutarono la fac-cia alle cose d’Italia : Collegio edUniversità repentinamente am-mutirono. Era allora divisamentodel Ghirardelli di ricondursi allanativa Busseto a menarvi in pace,e tra la compagnia e le consolazio-ni degli studi, il resto della vita;ma l’amicizia il distolse dal fat-to divisamento. Tra suoi scolari,quando insegnava nel collegio dil’arma , eravi stato il conte Anto-nio Gambara, che avendo a prov-vedere di educatore i suoi figliuo-li, e saputo essere il Ghirardel-li cessato dall’ ufficio di pubblicoprofessore, venne a trovarlo e fe-ce si di averlo seco. Col Gambarapassò il resto della vita, sordo aicaldi inviti che dopo la ricompo-sizione degli ordini antichi, cioènel i8i5, gli fecero i più degnide’suoi compatriotti perchè tor-nasse al primo suo incarico. InVenezia la più parte, e il restodel suo ultimo tempo passò inBrescia, ove morte lo colse il di-ciotto ottobre del i8c5, dopo ave-re durato con segnalata rassegna-zione i dolori di una crudelissimaischiade. Quanto dal Ghirardelli sicompose di più pregievole si com-prende in un volumetto di poe-sie liriche, e in un poemetto, inquattro canti in ottave che descri-ve il Giardino Picenardi. Le poe-sie liriche si pubblicarono già, al-meno le principali, in uno de’vo-lumi del pisano parnaso de’ poetiviventi l’anno 181 $, tre anni dopola morte del loro autore. E’ inquelle poesie abbondanza di frase
a55
e spontaneità, più ancora che fan-tasia e straordinaria squisitezza distile. Forse gli argomenti stessipresi a trattare, per lo più de’ co-muni, non aprivano facile campoa troppo splendide e pellegrineinvenzioni. Nella descrizione delgiardino il pregio principale dellapoesia del Ghirardelli, quello cioèdi dare acconcia veste poetica an-che agli oggetti più ritrosi a rice-verla, si manifesta in tutto il suolume. Con ragione questo poe-metto guadagnò quindi nel giar-dino che ne formava il soggettoun busto al poeta e una molto o-norevole iscrizione. Lemorali vir-tù del Ghirardelli avanzarono dilunga mano le letterarie., La co-stanza e la delicatezza nell’ amici-zia furono in lui notabilissime,un bisogno la beneficenza, e sìrara la dolcezza dell’animo chequanti il conobbero vivo, di lui,morto è già parecchi anni, parlanoancora poco meno che colle lagri-me agli occhi.
Luigi Cabrkji.
BIANCHINI (Gio. Fortunato),nacque a Chieti di nobil famiglianel tjig.Compitoin patriailprimocorso scolastico portossi ad Ortonaa mare a studiarvi la medicina ,che passò poi ad esercitare in Na-poli sotto la scorta del rinomatomedico Nicolò Cirillo. Dopo averepassato quattr’ anni nell’ eserciziodella pratica diede per altri quat-tro lezioni di medicina teoricanon senza applauso. Oltre allo stu-dio della sua professione coltivòcon ottimo successo le scienze fisi-che, nè trascurò le buone lettere.Trasferitosi a Venezia nelsi attrasse la stima degli scienzia-ti, e cominciò a farsi valere con leopere dello ingegno ». Fu egli il» primo che propagò e sostenne» la dottrina allora nascente del-» l’elettricismo atmosferico, aven-» done illustrata e convalidata la