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fon Amalia Gaietti, Imo uà e vir-tuosa giovine che lo lece padredi due pargoletti, e con la qualevisse nella più invidiabile concor-dia. Favoreggiato da’beni di for-tuna, pago del proprio stato, trala pace della vita domestica, conun cuore aperto alle inspirazionidel bello, egli non potrà certo es-sere riprovato di non aver a usuratrafficato i talenti dal cielo impar-titigli.Sei tragedie, un a Commedia,qualche Novella , un Poema inquattro canti sulla Morte, nei qua-li ad ogni istante t’abbatti in com-passionevoli parole presaghe purtroppo dell’ imminente fato che1’ attendea , cinquanta Favole inversi , alcuni vibrati Dialoghi sulfare del Gozzi, varie saporose e for-bite Traduzioni di pochi Dialoghid’ Erasmo di Rotterdam , ecco laoccupazione degli ultimi suoi quat-tro anni di vita che pure non ces-sarono dall’ essere molestati da unabituale organico mal essere disalute. Nè qui è tutto: egli avevapure dato mano ad un poema chegli piacque intitolare Milano rie-dificato, del quale, oltre i due pri-mi Canti compiti, rimane una far-raggine d’estratti, di commenti, diannotazioni -, materiali tutti cheegli raccoglieva con indefessa sol-lecitudine per meglio rendere ilconcetto storico dell’ epoca . Glistudi filologici non vennero giam-mai da lui interrotti anche inmezzo a più serie occupazioni, edaveva già di molto inoltrato il suogran lavoro sopra il Dizionario del-la Crusca, tendente a rettificareil significato di molte espressioni,a toglierne gli erronei esempi, adarsriungerne dei migliori, insolu-ma a indurvi que miglioramen-ti che i progressi delle scienzeideologiche necessariamente ad-domandano in si fatti lavori. Nèsmessa fu mai da lui l’attenta let-tura dei classici greci e latiui, aiquali da qualche anno aveva ag-
giunti i tedesobi, dal cui idiomavarie cose traslatè . Nelle moltesue poesie, tanto edite come ine-dite, i pregi sono: versi classici quae là , cose feconde, profonde e dapotersene onorare ogni gran poe-ta; i difetti: qualche durezza, qual-che negligenza nel numero, talvol-ta un poco di sforzo, qualche ideaun po’ comune, e quando a quan-do qualche ineguaglianza dellostile e indeterminazionedelle idee.Nella prosa hai più a rimprove-rargli il soverchio dello studio eliola trascurali za. Del modo di scri-vere la propria lingua, sia per pro-prio convincimento, o per le dot-trine dal Cesari istillategli fin daiprimi anni, non mi pare si fosseegli formato un concetto piena-mente giusto. Ahborrendo dallasbrigliata licenza de’presenti eglinon trovava altro rimedio al male,che nell’ uso esclusivo di formeviete e di vocaboli che l’uso aven-do aboliti non possono essere ora-mai d’ efficacia veruna. Del restoun volume che racchiudesse i Ser-inoni , \i\ Epistola, a Elisabetta Fi-lali ricca d’eletta poesia , il Dirscorso sulla convenienza e il buonuso della lettura per le donne , equalche altra proserella bastereb-bero ad assicurare al Marocco miposto eletto ira gli scrittori di no-stra età. Ben si può dire che ognicomponimento di lui fosse un pas-so alla perfezione. Mediante l’as-sidua lettura de’ buoni scrittoriegli sarebbe giunto, quando chesia, ad imprimere al .suo stile quel-la uguaglianza e quella morbidez-za che sono le più atte a meglioesprimere 1’ armonia delle umanefacoltà.
D’ indole era il Marocco doci-le, all’abile , e amico di quella li-bera sincerità che proviene dallastima. Quanto sentisse la gratitu-dine, lo dicano le diverse dedica-torie eli’ egli premise alle diversesue opere destinate ad essere una