Non si conosco di lui nessun ope-ra stani pala ( i ì - forse- ohe II OH 1 in-gegno nè l’istruzione, ma il tem-po gli venne meno (2).
G. V-i.
BOSCO VICH ( Ruggero Giu-seppe ), nacque in Ragusa il gior-no 18 maggio dell’anno 1711 daNicolò e da Paola Bettera, che vis-se sino all’età di 1 osanni. Studiònel collegio de’ gesuiti della suapatria, da dove usci di quattordicianni, e fu condotto a Roma, oveentrò nel noviziato della stessa re-ligione il primo ottobre del 1735.Compiuta la rettorica, ebbe a mae-stro di filosofia il p. Carlo Noceti,del quale commentò i poemi lati-ni intorno all* Iride e all’ Auroraboreale , e questo suo lavoro, chenon era il primo, usci del 1747;e, perchè vi mostrò di non igno-rar nulla di quanto appartiene al-la storia e alla teorica di que’ duefenomeni, fu applaudissimo, eper queste note, e pe’ cinque dia-loghi intorno all’ aurora borealefu eletto socio corrispondente del-l’accademia di Parigi.
Ma ben tosto la geometria , acui era nato, lo trasse interamen-te a sè. Sono da leggersi nell’elo-gio, che dell’A. scrisse il Fabronile mirabili prove, eb’ei diede nel-l’iniziarsi agli studi matematici,di una penetrazione profondissi-ma. Basti riferire, che da sè trovòla dimostrazione della proposizio-ne 47 della geometria di Euclide,
(1) Pubblicò un Opuscolo intitolato:Macchina per la panificazione . ec. in8 . di poche pagine. Si conosce di luiqualche altro scritto.
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(2) IVon è che all’Albanese mancasseil tempo per iscrivere, bensì non erasialo bastantemente istruito nelle Let-tere ; per lo che si contentava di gettaresulla caria i proprxi pensieri, lasciandoad altri la cura di disporli in modo piùconveniente e proprio.
e in un sol giorno imparò 1* arit-metica, in'un altro i principii del-1 ’ algebra Cartesiana , e con talerapidità percorse tutto il vastocampo delle matematiche, che ilBresciano p. Orazio Borgondiomaestro suo ebbe a dire : costuicomincia ov io finisco. La passio-ne dello studio era in lui sostenu-ta dalla passione della gloria. Peròper cinque anni, in cui fu obbli-gato ad insegnare grammatica edumanità , profittò delle notti percoltivare i prediletti studi mate-matici; ai quali potè l’A. libera-mente dedicarsi allorquando ven-ne dispensato dal compiere il quar-to anno di teologia e fu dato persuccessore nella cattedra di mate-matica al p. Borgondio. L’ eserci-zio della scuola c non poche dis-sertazioni pubblicate fecero sem-pre più celebre il suo nome. Eiviveva in Roma siccome in regnosuo, dice il Fabroni, amato e ac-carezzato da tutti. Coglieva ognioccasione per iscrivere versi lati-ni, non isdegnava l’antiquaria,come mostrò la sua illustrazionedell’ Obelisco di Ges. Augusto , equella di un orologio solare trova-tosi in una villa che si scoprì suldosso del Tuscolo, mentre il Bo-scovich viveva in Roma. Era so-prattutto consultato dal card. Sil-vio Valenti Gonzaga intorno aporti da riaprirsi, a strade e cana-li da costruirsi, e ad altri argo-menti di pubblica economia . Siprestava alla scuola, alla pubblicautilità, agli amici , e proseguivale sue private opere con attivitàsingolare. Quando fu chiamato daPadova il marchese Poleni per esa-minare la gran cupola di s. Pietro,che minacciava di cadere, fu Bo-scovich consultato e dovette pro-nunziare il parer suo, che fu so-stenuto da quello del Vanviteili edello stesso Poleni ; ma, avuta inquest’ occasione alcuna controver-sia, si offeri al ministro del re di
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